L’arte del rilassamento: Yoga Nidra

di Cinzia Termi
Psicologa Psicoterapeuta

 

yoga

“Ricorda….
Il rilassamento non è qualcosa che fai.
E’ una risposta naturale che lasci accadere.
Il rilassamento è ciò che rimane quando smetti di creare tensione”
(Joel Levey – “L’arte del rilassamento, della concentrazione e della meditazione”)

Yoga nidra significa sonno dopo essersi liberati dagli affanni.
Quando la consapevolezza è separata e distinta dalle vritti,
quando veglia, sogno e sonno profondo scorrono come nuvole,
ma tuttavia la consapevolezza di atma rimane,
questa è l’esperienza del rilassamento totale.
Rilassamento non significa sonno,
rilassamento significa essere beatamente felici senza fine.
Io chiamo beatitudine il rilassamento assoluto;
sonno è una questione differente.
Sonno dà solamente un rilassamento alla mente e ai sensi,
beatitudine rilassa l’atma, il Sé interiore;
per questo in Tantra,
Yoga nidra è la soglia del Samadhi.

Swami Satyananda Saraswati

 

Rilassamento, difficile definirlo, ancor più complesso, assecondare la catena di “abbandono”  che gli fa da presupposto e lasciarlo, semplicemente, essere. Ognuno di noi, almeno qualche volta, ne ha fatto esperienza e conosce quale senso di benessere esso porti con sé.
Potrebbe essere definito come uno stato psicofisico nel quale si avverte un sollievo dalla tensione o, ancor prima, come quello stato nel quale si è in grado di rendersi conto del livello di attivazione fisiologica e concedendosi il permesso di deporre le armi,  attendere con fiducia che la liberazione dalla tensione venga da sé.
Non un rincorrere o un escludere dunque, ma un accogliere.
Quando lo stress condiziona il normale funzionamento dell’organismo, il rilassamento può essere utile per ristabilire l’equilibrio. In Oriente, le tecniche di rilassamento sono conosciute e seguite da secoli: i maestri di yoga le praticano come un aspetto fondamentale della loro disciplina; in Occidente, l’interesse per queste tecniche è stato scarso fino agli ultimi decenni, quando si è iniziato a porre maggiore attenzione all’organismo nella sua interezza, inteso come interazione continua tra mente e corpo.
Un contributo fondamentale allo studio del rilassamento e al suo utilizzo, nella pratica terapeutica, fu apportato dal professor J. H. Schultz, il quale sviluppò il metodo chiamato Training Autogeno. Si tratta di uno stato di leggero trance autoindotto attraverso tecniche di autosuggestione, il quale porta ad uno stato di rilassamento fisico e mentale. Dopo Schultz e gli studi che hanno seguito il suo lavoro, molti psicologi e medici hanno cominciato ad usare le tecniche di rilassamento in aggiunta alle terapie di tipo convenzionale. Grazie al crescente interesse per queste ricerche, oggi sappiamo che tecniche diverse possono essere adattate a tipi diversi di personalità e che, talvolta, avvicinare il paziente a reiterate situazioni di rilassamento e rendergli possibile farne memoria  può significare creare presupposti efficaci per  potenziare ed incrementare il processo di guarigione di molti disturbi psicologici.
Parliamo ora di una tecnica di rilassamento: yoga nidra.
Questa pratica può essere intesa proprio come un metodo per indurre un completo rilassamento mentale fisico ed emozionale, dato che favorisce lo scioglimento delle tensioni muscolari, quelle a carico del mentale e quelle a livello della struttura emozionale.
Si tratta di una pratica di derivazione tantrica  ed è una tecnica, potente, attraverso la quale, si potrebbe dire,  imparare a rilassarsi “coscientemente”.
Il termine viene generalmente tradotto con yoga del sonno, ma non di sonno nel senso tradizionale parliamo, visto che  una delle regole di questa pratica consiste nel mantenere lo stato di veglia, semmai di uno stato di sonno “conscio”, “dinamico”, psichico, definito talvolta ipnagogico. Esso si situa proprio nello spazio fra il sonno e la veglia: in questo stadio intermedio, il contatto con la dimensione subconscia può avvenire spontaneamente e questo apre alla possibilità di una forma di rilassamento molto particolare.

Nel sistema yogico, yoga nidra si comprende meglio se si fa riferimento al raja yoga.
Negli Yoga Sutra, Patanjali divise la via dello yoga in otto stadi, cominciando dalle regole basilari di atteggiamento e comportamento del praticante e culminando  nel samadhi  o realizzazione del  Sé.  Yoga nidra riguarda gli stadi superiori del raja yoga di Patanjali ed è essenzialmente un metodo di pratyahara, che potremmo definire come un ritiro dei sensi. Durante yoga nidra si perde il contatto con il proprio corpo fisico; la mente rimane cosciente, infatti viene, fra l’altro,  ripetutamente richiesto al praticante di non dormire, ma diviene gradualmente unidirezionale e opera solo attraverso un canale sensoriale (quello uditivo).
Durante yoga nidra si appare addormentati, ma la coscienza funziona ad un livello di consapevolezza profonda, la consapevolezza viene progressivamente ritirata dal corpo, dagli stimoli del mondo esterno, dal respiro, dalla mente conscia ed infine dalla mente inconscia. Per evitare che la coscienza si ritiri completamente e il sonno prevalga, la consapevolezza viene mantenuta concentrata sulle istruzioni verbali di chi guida la pratica.

Quando la coscienza opera con la mente razionale ed è aperta agli stimoli sensoriali, si è svegli, ma la mente può essere meno ricettiva e più critica. Quando la coscienza opera attraverso un solo canale sensoriale, come in questo caso, l’udito, essa diviene più sensibile, ma non totale. La coscienza si sposta continuamente tra livelli differenti, a volte molto vicina ai sensi e a volte a distanza: quando lo stato di pratyahara diviene profondo, si verifica una sorta di isolamento in cui, talvolta, per alcuni momenti, si entra in uno stato simile al sonno che sonno non è.
L’eccezionalità di ciò che si verifica durante la pratica è la possibilità di sfruttare la ricettività e la creatività della mente: in questo stato il rilassamento  avviene da sé, spontaneamente, senza l’intervento o, se si preferisce,  l’ingombro dell’intelletto, diminuendo così fortemente la creazione di conflitti
Poiché yoga nidra produce uno stato di sospensione sensoriale, è stato a volte avvicinato ad alcune forme di ipnosi. In effetti si tratta di pratiche molto differenti, anche se lo stato di rilassamento e ricettività iniziale possono avere alcuni punti di contatto.

Nella pratica di cui stiamo parlando non c’è suggestione o persuasione: si impara ad indurre il proprio stato di rilassamento seguendo le istruzioni dell’istruttore che suggerisce la tecnica, ma non forza  il praticante in alcun modo.

La pratica di yoga nidra dura dai 20 ai 40 minuti. Si inizia sdraiandosi a terra, in posizione supina e chiudendo gli occhi. La mente viene poi  focalizzata sui suoni esterni e su tutte le possibili impressioni sensoriali che, se escluse forzatamente, disturberebbero la mente che diventerebbe più agitata. Dopo un certo periodo, generalmente la mente perde l’interesse e si calma.
A questo punto colui che guida la pratica chiede al praticante di scegliere per sé e ripetere mentalmente una breve frase, relativa ad un proposito di cambiamento: il sankalpa. Si tratta di una parola sanscrita che si può tradurre come “proposito” o “risoluzione”: è una affermazione mentale che si imprime nella mente subconscia quando questa è ricettiva.  Lo scopo della ripetizione del proprio proposito, secondo lo yoga, non è quello di soddisfare i desideri, ma di prendere contatto con uno strumento che avvicina alla possibilità di conoscere e alimentare forza ed autoefficacia interiori. Il sankalpa, secondo questo approccio alla mente, ha dunque la funzione di agente del cambiamento. E’ come un seme e va piantato nel terreno nel momento giusto, quando la mente è in uno stato di calma e ricettività.
Prima e dopo la pratica di Yoga Nidra vi è un periodo di tempo dedicato al sankalpa.
Si passa poi a quella che viene chiamata “rotazione delle coscienza” attorno alle varie parti del corpo. Non si tratta di una pratica di concentrazione né di movimento fisico, ma di risveglio della mente subcosciente attraverso la presa di consapevolezza delle varie zone del corpo. Il rilassamento fisico viene completato portando l’attenzione al respiro, anche con il  conto mentale di inspiro ed espiro.
Segue poi il rilassamento sul piano delle sensazioni e delle emozioni duali: caldo/freddo, piacere/dispiacere, pesantezza/leggerezza; accoppiamenti di sensazioni che tendono ad “armonizzare” i due emisferi cerebrali e ad aiutare ad equilibrare i nostri stimoli basilari. Facendo l’esempio della sensazione di pesantezza, mentre si sviluppa questa sensazione, inizialmente si viene inondati da una certa varietà di impulsi specifici attinenti quella sensazione, dopo un po’ il cervello inizia ad ignorare questi impulsi e la connessione della consapevolezza con il corpo viene temporaneamente interrotta. Allora emerge, in modo spontaneo, la sensazione di leggerezza, mentre la consapevolezza si sposta, alleggerita dal suo veicolo fisico. Alla fine, non è la sensazione fisica ad infiltrarsi e a modellare la coscienza, ma è la coscienza che determina e dirige quale esperienza verrà fatta dal corpo.
L’ultimo stadio di yoga nidra induce il rilassamento mentale attraverso visualizzazioni proposte al praticante. La pratica della visualizzazione viene normalmente terminata con un’immagine che evoca una profonda sensazione di pace e calma.
Occorre aggiungere che uno dei problemi che frequentemente si incontra nella pratica, riguarda proprio la difficoltà nel visualizzare: quando la mente non è facilmente focalizzabile perché vaga, in uno stato dissipato e confuso, l’attenzione è difficilmente mantenuta per il tempo sufficiente affinché l’immagine prenda forma. All’inizio può quindi essere consigliabile, semplicemente, ricordare le esperienze associate all’immagine proposta, poi, con la continuità della pratica, poco a poco, le immagini iniziano, generalmente, ad apparire. La visualizzazione è, in effetti, un procedimento privo di sforzo: occorre lasciare che l’immagine emerga, non è richiesta alcuna proiezione dell’immagine, ma spesso solo una certa costanza nella pratica accompagna a questo stadio.
Anche per quanto riguarda questa pratica solo l’esperienza sembra la via consigliabile: essa  può aprire la strada a quella spontaneità e leggerezza che permette di accogliere e lasciare accadere, con semplicità.

 


Cinzia Termi - psicologa psicoterapeuta GenovaCinzia Termi
psicologa  psicoterapeuta
La sua formazione accademica è di impronta prevalentemente psicodinamica.
Fin dall’adolescenza, la sua storia è legata al desiderio di sperimentare il lavoro corporeo e le mille sfaccettature delle interazioni mente/corpo: questo l’ha portata ad avvicinarsi alle pratiche di yoga e meditazione, che pratica da circa venticinque anni, allo shiatsu  e all’approfondimento delle tecniche a mediazione corporea. Ha conseguito un diploma di insegnante di yoga e uno di operatore shiatsu.
Si occupa di  percorsi di crescita personale, lavorando con gruppi  e singoli, utilizzando rilassamento, visualizzazioni,  tecniche di respirazione, meditazione, shiatsu.
Conduce regolarmente, da circa quindici anni, gruppi di yoga, meditazione e laboratori di consapevolezza corporea.

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Cinzia Termi
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Bibliografia

Swami Satyananda Saraswati, 2001, Yoga Nidra, ed. Satyananda Ashram Italia, Montescudo (RN)

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