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Mamma come nascono i bambini?

sabato, Gennaio 24th, 2015

Come gestire lo sviluppo della sessualità infantile: la nudità del genitore e del bambino, le differenze sessuali e le domande imbarazzanti.

dialoghi mamma e figlio

di Chiara Giudici
psicologa

Quando inizia ad avere importanza la sua sessualità per il bambino? C’è eccitazione sessuale nei bambini?
Eccome! Il bambino tra i 3 e i 4 anni è all’apice della sua energia, ha uno stato di carica che è il più elevato di tutta la sua vita e andrà scemando con la crescita. Questa eccitazione è anche sessuale. Sfatiamo il mito del bambino asessuato e riconosciamo come fin dai primi mesi ci sia l’attivazione della zona erogena della bocca, che poi intorno ai 3 anni lascia il primato all’attivazione erogena della zona genitale. Come si manifesta questa eccitazione? Nei primi due anni il succhiare è l’elemento principe del provare piacere, il bambino conosce con la bocca e ripropone questa modalità di conoscenza e di sperimentazione del piacere succhiando e assaggiando qualunque cosa: mani, ciuccio, giochi. All’inizio l’istinto del piacere è diretto verso il proprio corpo, viene definito autoerotico, verso i tre anni comincia a muoversi  verso l’esterno, in questa fase la zona genitale comincia a farsi sentire maggiormente e i bambini cominciano a toccarsi e a esplorare i propri genitali e gli altrui, possono manifestare comportamenti di “proprietà” verso la cacca e la pipì, che sono legati anche alla dimensione di piacere connessa nel lasciare uscire urine e feci.
Durante questo periodo la curiosità dei bambini è molto vivace, ci sono molte domande sulla vita e sulla morte, sulle differenze di genere e i piccoli iniziano  a formulare le proprie teorie sessuali che cercano di verificare chiedendo direttamente agli adulti o osservandoli. Anche i loro tentativi di esplorazione del proprio corpo, o di seduzione del genitore amato si fanno più intensi. Cicogne e cavoli hanno evitato per decenni che i bambini ponessero domande del tipo “posso mettere il pisellino nella tua patatina?” alle mamme o che la bambine chiedessero ai papà “facciamo un bambino insieme?”. Queste curiosità e propositività sono naturali e non hanno nulla di sbagliato, è importante che i genitori rispondano positivamente, spiegando ai bambini che queste cose la mamma e il papà le fanno tra loro e solo tra loro e che lui e lei potranno a loro volta avere un fidanzato/a una volta cresciuti con cui fare un bambino e creare una famiglia. Le domande tipiche di questo periodo sono relative a capire il funzionamento della vita: da dove escono i bambini e, subito dopo, da dove entrano e come fanno ad entrare; per poi interrogarsi sul funzionamento dei genitali dei genitori. A queste domande sarebbe opportuno rispondere in modo semplice e affettuoso. Così anche è importante inquadrare i comportamenti di esplorazione del proprio corpo, con il desiderio di accarezzarsi, come fisiologici, non ridicolizzandoli o punendoli, né esaltandoli. È molto importante non colpevolizzare il “desiderio”, che altrimenti susciterebbe una forte vergogna, perché questo sentimento potrebbe in età adulta compromettere notevolmente il normale funzionamento sessuale.
È però importante limitare il comportamento erotico e autoerotico in un contesto specifico spiegando ai bambini che queste cose si fanno solo in privato.
Il bambino vive l’eccitazione sessuale molto naturalmente se non è castrato dagli adulti, senza vergogna e senza inibizione. Da come abbiamo descritto le cose fin’ora sembra che si tratti solo di un’attività autoerotica, ma in realtà a questa attivazione ed esplorazione del proprio corpo corrisponde un’attivazione relazionale e una ricerca verso il corpo dei genitori e dei coetanei. Il bambino e la bambina cercano il contatto con i genitori, in particolare con quello di sesso opposto, come dicevamo poc’anzi, cercano carezze, possono strusciarsi o posso spingersi a cercare di toccare gli organi sessuali degli adulti, o a chiedere di vederli. Questa ricerca di contatto unisce sia la componente di eccitazione sessuale che quella della tenerezza, i bambini amano sessualmente ed affettivamente, non sono in grado di separare l’amore dalla sessualità, hanno un’esperienza fisica dell’amore, perché sono ancora in contatto col proprio corpo.

Come reagisce il corpo del genitore al contatto col corpo del bambino?
Prima di muoverci per capire quale siano i comportamenti consigliati proviamo a riflettere sulle componenti relative alla responsabilità del genitore in questa dinamica evolutiva, altrimenti da quanto abbiamo detto può sembrare che tutto parta sempre e soltanto dal bambino che si sviluppa.
Proviamo dunque a chiederci quale sia la qualità del contatto che come genitori diamo ai nostri bambini? E ancora, come rispondano i nostri corpi di adulti alle invasioni fisiche dei bambini?
Il contatto fisico di un genitore o la difficoltà nel contatto possono avere implicazioni sessuali non consapevoli e suscitare nel bambino delle sensazioni sessuali. E per contatto intendiamo anche l’effetto dello sguardo: che può comunicare disagio, ammirazione, interesse sessuale. E non è così scontato che l’adulto sia consapevole del suo sessualizzare il contatto, pensiamo a frasi come “che bel pisellino che hai!” o “hai un culetto tutto da mordere”, dette con molto affetto e tenerezza, possono facilmente celare aspetti legati ad un’attivazione sessuale presente ma non riconosciuta. Scopriamo quindi che il corpo dell’adulto risponde a quello del bambino e si attiva nella relazione con lui anche con sensazioni di tipo sessuale, che possono, se non rese consapevoli andare ad accrescerne l’eccitazione.
Proviamo a fare alcuni esempi per capire meglio di cosa stiamo parlando. Nei primi mesi di vita del bambino abbiamo già un esempio interessante di ciò che accade nel corpo della madre. Quando una donna allatta ed ha un buon rapporto con il proprio corpo sarà facile che possa sentire “piacere” quando il figlio succhia dal suo seno. È un’attivazione di una zona erogena per la donna che in quel momento si unisce alla componente delle tenerezza, ma c’è anche un’attivazione genitale che può far sentire la mamma a disagio: in realtà quando il bambino succhia il seno stimola le contrazioni uterine e questo è un processo che serve all’utero ad espellere tutto il sangue e a tornare in una situazione di normalità, smaltendo ciò che rimane del processo del parto. Come vedete c’è un legame fisiologico tra queste due zone, ed è normale e non disdicevole che la donna senta piacere e senta una connessione con l’utero. I problemi sorgono se la donna si allontana dalla sensazione negandola o sentendosi in colpa per questa dimensione di piacere socialmente considerata inammissibile. Così facendo entrerà in una dinamica disfunzionale con il figlio che potrà portarla a castrare la sessualità del bambino sulla base dell’aver sentito la propria o viceversa potrà abbandonarsi troppo alla sensazione di eccitazione non mettendo sufficienti confini nella qualità del contatto. E vi ricordo che stiamo parlando di situazioni normali, consuete e non di adulti pervertiti!!
Così anche quando il bambino e la bambina arrivano ai 3 anni e cominciano a mostrare un attivo interesse per il corpo dei genitori. Al contatto del figlio il corpo del genitore reagisce attivandosi, percependo la sua eccitazione e eccitandosi. La mamma può sentire contrazioni vaginali e il papà può sentire salire un’erezione. Si tratta dell’effetto di un contatto energeticamente carico di eccitazione, che genera eccitazione. Ovviamente queste reazioni fisiche sono alla base dei comportamenti castranti da parte dei genitori verso la nascente sessualità dei figli, perché il genitore si sente in colpa per aver provato eccitazione col proprio figlio. Da questo fatto derivano tutte quelle frasi d’uso comune “non toccarti lì!”, “se ti tocchi lì poi diventi…”, o i loro opposti.
Ma questi tentativi di contatto col corpo del genitore che nascono intorno ai 3 anni per  conquistare l’oggetto d’amore, il padre o la madre non sono connotati solo da una componente erotica, ma anche dalla tenerezza, cioè dalla ricerca di un contatto emotivo e relazionale. In questa fase emergono comportamenti come mettersi in mezzo ai genitori, interrompendoli in momenti intimi ed  esprimendo il proprio amore in modo esplicito o facendo scenate di gelosie. Come possono rispondere i genitori? Sarebbe opportuno non assecondare troppo il comportamento seduttivo dei bambini, anche per non dare loro l’impressione che le fantasie (“sposerò papà”, “la mamma è solo mia”) possano trasformarsi in realtà. Non lasciarsi coinvolgere troppo nel gioco seduttivo del bambino non vuol dire però diventare freddi e distaccati o inibiti a ogni contatto fisico. È giusto manifestare il proprio affetto con baci e carezze, facendo capire al bambino dov’è la linea di confine. Se il bambino insiste eccessivamente con le sue pretese amorose, gli si potrà spiegare apertamente perché non si può andar oltre, aiutando così il bambino a trovare il suo spazio all’interno della famiglia, accanto a entrambi genitori e non solo alla mamma o al papà. Se il bambino rimane prigioniero del legame esclusivo con uno dei genitori, gli sarà più difficile trovare i propri punti di riferimento, al di fuori dalla famiglia e vivere poi la sua vita affettiva e sessuale libero dai condizionamenti del passato. Inoltre la rivalità di questo periodo con il genitore di sesso opposto è un passaggio obbligato per lo sviluppo dell’identità maschile o femminile.

Quale può essere il confine nel contatto fisico e nella gestione della nudità tra genitore e bimbo del sesso opposto?
Vorrei ricordare che l’amore materno, che culturalmente tendiamo a vedere come puro, si origina nella precedente intimità sessuale di cui il bambino è il risultato. Lowen definisce l’amore come la consapevolezza del desiderio di vicinanza e intimità, vediamo come una tale definizione comprenda sia l’amore di una madre per il neonato che quello di un uomo per una donna. L’amore, scrive ancora il padre fondatore della bioenergetica, deriva dalla consapevolezza dell’altro come un oggetto con il quale il contatto fisico e l’intimità porteranno piacere e soddisfazione. E questo di nuovo può valere non solo nel rapporto sessuale tra uomo e donna, ma anche per il piacere che una madre prova nel cullare il figlio, piacere che è reciproco. Sottolineiamo questi aspetti per esplicitare il legame  di base tra la sessualità e la tenerezza, che nel nostro contesto sociale tendiamo a scindere, nonché le conseguenze sulla strutturazione della personalità del bambino e sulla capacità di amare e di ricevere amore che avrà in età adulta.

È importante lasciare che i bambini sperimentino ed esplorino il loro corpo, potendo anche cominciare a fare confronti con gli altri bambini e col corpo dei genitori, ma rispettando quelli che sono i confini personali di ognuno. Vediamo di capire meglio. Se io genitore sento che mi attivo sessualmente quando il bambino mi tocca, invece di reagire umiliandolo posso entrare in una dimensione di gioco per limitarlo ad esempio dicendo “toccati le tue di tette!”, oppure esprimendo esplicitamente “non mi va chi mi tocchi lì, mi da fastidio”. È molto meglio esplicitare il proprio disagio piuttosto che diventare freddi o rigidi ed evitare il contatto, che nella fase precedente c’era ed era gradevole e affettuoso, privando il bambino di una dimensione di contatto fisico affettivo non sessualizzato, che è per lui una fonte importante di nutrimento della capacità di amare.
Parliamo della nudità e di come poterla gestire, visto che manipoliamo il corpo dei bambini e loro cercano di conoscere quello dei genitori. Mostrarsi senza vergona ai propri figli nella propria nudità oppure nasconderla? Gli eccessi sono sempre negativi, da ambo i lati. I bambini imparano dall’esempio per cui se avremo un buon rapporto con i nostri corpi e nel contatto con quelli altrui i bambini sapranno imparare da noi. Teniamo conto però che l’eccessiva castrazione del nudo come della sessualità le fa assumere una dimensione irreale e può passare il messaggio che sia una cosa negativa, si vedano gli effetti su come sono cresciute le generazioni dei nostri nonni; mentre l’eccesso di esibizione aumenta l’eccitazione del bambino che è già in una fase di picco, portandolo a comportamenti iperattivi, che emergono proprio da un eccesso di stimolazione da parte dell’adulto. Come sempre in medio stat virtus, se siamo genitori con un forte senso del pudore dovremo lavorare, sempre partendo dal rispetto per ciò che proviamo, per ammorbidirci; mentre se siamo genitori molto disinibiti avremo bisogno di mettere più confini per tutelare il bambino e la bambina da un’escalescion d’eccitazione che non potrà gestire autonomamente.

L’educazione affettiva e sessuale passa attraverso l’esempio.
Se ci interroghiamo su come ci comportiamo noi genitori nel rapporto che abbiamo l’uno con l’altra avremo un’idea di ciò che stiamo passando ai nostri figli. Ecco alcune utili domande per osservarci: ci sentiamo a nostro agio nel manifestare i nostri sentimenti d’amore? Qual è il nostro ruolo all’interno della famiglia come uomo e donna? Pensiamo che ci siano delle qualità “maschili” o “femminili” alle quali  i figli devono aderire?
In generale è buono che i genitori abbiano una vita sessuale ricca e che non temano di mostrarsi reciprocamente affettuosi, daranno ai figli il messaggio che la sessualità è una cosa naturale e piacevole. È altrettanto importante però che mettano dei confini, dei limiti ai propri spazi di intimità, in modo che il figlio non sia costretto, perché spinto dalla curiosità e dall’eccitazione, a “partecipare” alla vita intima dei genitori… anche l’udito è una fonte sufficiente a far eccitare. Dall’altro non avere mai contatti passa un messaggio negativo sulla sessualità, che porta il bambino a sentirsi “sporco” o “sbagliato” per ciò che prova. Allo stesso tempo anche nell’accudire i bambini sarebbe meglio cominciare a tenere conto delle differenze sessuali, quando cominciamo a vedere nascere in loro l’interesse, magari evitando che papà e bimba o madre e figlio facciano la doccia insieme e lasciando la cura delle parti intime, quando è possibile, al genitore dello stesso sesso.
Vorrei anche ricordare brevemente che queste prime esperienze di contatto nella famiglia strutturano il bambino in un certo modo ed avranno quindi delle conseguenze nella modalità relazionale che metterà in atto all’esterno in futuro. Ad esempio già con l’ingresso nella scuola possiamo osservare il bambino formare nuovi legami con uno o più compagni, che quando il processo è funzionale sono forti, con un sentimento di amore anche molto intenso. Il bambino manterrà comunque un attaccamento forte alla famiglia, che lo sosterrà nel muoversi verso il mondo dei pari. Quando la relazione del bambino con i genitori è eccessivamente sessualizzata e il bambino è considerato speciale questo processo di movimento verso i pari soffre e il bambino tenderà ad entrare in competizione con i pari e a dominarli, privandosi così di gran parte della gioia che potrebbe trovare in una relazione paritaria; quando invece c’è in famiglia l’evitamento del contatto avremo una modalità dipendente ed insicura nel contattare i coetanei, con la medesima privazione. L’amore, dunque, nella relazione tra pari è funzionale allo sviluppo del senso di sé del bambino stesso ed è portatore di gioia e serenità.

Non esistono regole univoche di comportamento, né buoni  cattivi genitori.
Le tappe di crescita dei figli sono soggettive  ed andrebbero ascoltate, decodificate ed amorevolmente comprese anche sulla base dei nostri limiti di genitori. Non esiste un’età consona per iniziare a parlare di sessualità, ma l’età “giusta” è quando iniziano le prime domande. Imparare la sessualità è importante nella crescita di un bambino tanto quanto lo è imparare qualsiasi altro aspetto della vita. Avere un atteggiamento positivo verso il proprio corpo comprese le parti sessuali  trasmetterà al bambino che è una cosa bella essere maschio o femmina. Se i genitori parlano con i figli del loro corpo, dei sentimenti e dei comportamenti che riguardano il sesso, i bambini imparano che il sesso è una cosa bella. Far capire ai propri figli che possono rivolgersi a loro e parlare liberamente è uno dei modi migliori che i genitori hanno per aiutarli a costruire la loro scala di valori.
Ci sono buoni libri che possono fare da tramite, ne elenco alcuni in bibliografia per darvi un’idea, ma sostanzialmente i bambini hanno tutti gli strumenti per capire come funzionano le cose e i problemi che noi adulti ci facciamo sono principalmente legati al nostro imbarazzo nel trattare l’argomento.

•    Relazione conclusiva del primo ciclo di incontri (2014) rivolti ai genitori del
Progetto A Modo Loro. Educare al comprendere. Gli incontri sono stati sviluppati a partire da temi richiesti dai genitori. L’articolo è i frutto del lavoro del gruppo e racchiude i contenuti principali emersi in questa discussione.

Autrice:

Chiara Giudici

Chiara Giudici psicologa Savona
Psicologa, conduttrice di Classi di Esercizio Bioenergetico
Savona
e-mail: chiara_giudici@fastwebnet.it
tel. 347 7716567
Bibliografia

Bollea, G. (1995) Le madri non sbagliano mai. Ed. Feltrinelli
Cinotti, N. L’espressione di un antico bisogno di compagnia: Infant research e analisi bioenergetica. in Grounding n°2-2012 ed. Franco Angeli
Gianini- Belotti , E. (2010) Dalla parte delle bambine. Ed Feltrinelli
Lowen, A. (1975) Bioenergetica. Ed. Feltrinelli
Lowen, A. (1983) Il narcisismo. L’identità rinnegata. Ed. Feltrinelli
Lowen, A. (1980) Paura di vivere. Ed. Astrolabio
Lowen, A. (1994) Arrendersi al corpo. Il processo dell’analisi bioenergetica. Ed. Astrolabio.
Philllips, A. (1999) I no che aiutano a crescere. Ed. Feltrinelli
Reich, W. (1983) Bambini del Futuro ed. SugarcoVigetti Finzi, S.; Battistin, A. M. (2009) A piccoli passi. Ed. Oscar Mondadori

Narrativa bambini

Beaumont, E. Il corpo umano. Ed. Nord-Sud
Davies, N. La cacca. Ed. Scienza
Fougèr, I. I bambini non li portano le cicogne: piccola enciclopedia della vita sessuale 4-6 anni. Ed. Emme
Giommi, R. Io sono un bambino/io sono una bambina. Ed. De Agostini
Le Saux, A. Come educare il tuo papà. ed. Il Castoro
Lionni, L. Piccolo blu e piccolo giallo ed. Babalibri
Lionni, L. Un pesce è un pesce. ed. Babalibri
Lionni, L. La casa più grande del mondo. ed.Babalibri
Manning, M.; Granstrom, B. E io dove stavo? Ed. Editoriale Scienza
Pellai, A.; Calaba, B. Col cavolo la cicogna! Raccontare ai bambii tutta la verità su amore e sessualità. Ed. Erikson
Pellai, A Così sei nato tu. (4-7 anni) Una storia in rima per spiegare come nascono i bambini. Ed. Erikson

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