Posts Tagged ‘comunicazione’

Quando comunicare diventa difficile

mercoledì, Settembre 24th, 2014

di Ornella Mastroianni
dott.ssa in Tecniche psicologiche

Comunicazione

Ci sono momenti in cui comunicare appare difficile e faticoso, soprattutto quando non riusciamo a capire perché certe discussioni finiscono sempre allo stesso modo ed abbiamo l’impressione che le nostre parole finiscano al vento. I meccanismi del comunicare ci sfuggono, ci sentiamo frustrati ed impotenti ed un profondo senso di insofferenza ci assale quando iniziamo quelle che finiamo per definire le solite discussioni.

Perché certe parole pare proprio che… non arrivino?

Cerchiamo di rispondere in poche righe.

Che significa comunicare?

Un atto comunicativo consiste in un passaggio di informazione tra un emittente ed un ricevente che ne condivide il codice.

Questa definizione molto generale è condivisa, però, dalle molte discipline che se ne occupano: filosofia, psicologia, sociologia, antropologia… e chiarisce come comunicare presupponga almeno due soggetti che si comprendano (condividere il codice).

Cosa intendiamo per codice?

Il codice è un sistema di segni dai significati condivisi che ci permette di comunicare.

Facciamo qualche esempio:

  • Le formiche utilizzano un codice chimico per comunicare tra loro (ferormoni)
  • I cani comunicano con il corpo (la coda per esempio)
  • I computer comunicano utilizzando bit
  • Gli esseri utilizzano umani il linguaggio

Quali caratteristiche ha il linguaggio umano?

Il linguaggio umano è atto molto complesso, possiamo riconoscere due modalità contemporanee che agiscono insieme ed entrambe vengono riconosciute e condivise dal mondo dei parlanti:

  • la prima è costituita dal segno vero e proprio: parola parlata o scritta, ideogramma, segno utilizzato da non udenti, codice braille;
  • la seconda è costituita dalla modalità con la quale viene emesso il segno: tono, timbro di voce, ma anche la punteggiatura nel caso della scrittura;

esiste un terzo aspetto che riguarda soprattutto il non verbale, il corporeo quindi: postura, movimenti, spazio occupato, ma anche aspetti estetici quali modo di vestire, modo di curare il proprio aspetto. Tutto questo concorre alla comunicazione umana. Complesso vero?

C’è un ulteriore elemento di complessità…

…il nostro mondo interiore. Un mondo fatto di gioie, dolori, famiglia, amori, tradimenti,  cose fatte male e quelle fatte bene, vergogne ed orgogli,  terrori e meschinità ma anche grandezze e trionfi; lì dentro c’è una parte molto potente di noi, la parte oscura quella che rappresenta la psiche, ciò che ci ha portato ad essere:

“qui-ed-ora-quello-che-siamo-in-questo-momento”

che interviene pesantemente nella relazione di comunicazione, regolando e determinando ciò che di noi, quella parte oscura, intende rendere pubblico o proteggere e segretare, ma anche ciò che vuole e non vuole ascoltare.

Definiamo meglio i filtri:

Possiamo riconoscerne almeno due gruppi che intervengono soprattutto nelle comunicazioni più intime:

pre-giudizi, nel senso più letterale del termine, come atteggiamenti che entrano nella comunicazione spesso prima ancora che inizi:

  • So già cosa mi dirai
  • So perfettamente cosa mi vuoi dire
  • Sono sicuro di quello che provi
  • L’ho provato anche io
  • So già come reagirai
  • Intanto sai già tutto
  • Ti conosco benissimo

e cancellazioni, quelle modalità emotive che non ci fanno né dichiarare né ascoltare per cui non parliamo di e neanche ascoltiamo argomenti che:

  • Ci imbarazzano
  • Ci fanno arrabbiare
  • Colpiscono i nostri valori
  • Ci ricordano nostri dolori
  • Ci mettono ansia

Con queste modalità, nelle quali ciascuno di noi spesso si può riconoscere, è evidente come diventa difficile e faticoso comunicare!

Che caratteristiche deve avere la comunicazione perché arrivi dove deve arrivare

Rinunciare a giudizi pre-acquisiti è condizione fondamentale: se “tu sai già tutto” o se “io so già cosa mi dirai” diventa superfluo dirsi le cose: la vera comunicazione non è mai definita in anticipo e dovrebbe essere sempre nuova. Rinunciare a pensare “ti conosco benissimo” chiunque esso sia e per quanto intimo possa essere, ci consente di conoscere davvero il pensiero dell’altro, qualunque esso sia anche se non ci piace. E’ il “ti conosco benissimo” e tutti gli altri altri filtri che comportano le ricorsività delle discussioni, quelle spirali comunicative che terminano sempre alla stessa maniera.

Cosa si può fare per rendere più semplice una comunicazione difficile?

Si può iniziare a riflettere su come stiamo comunicando piuttosto che sulle cose che comunichiamo, cercare quali filtri e/o quali emozioni si attivano durante quelle che abbiamo già definito come le solite discussioni che tanto ci infastidiscono e che impediscono, molto spesso, il realizzarsi di relazioni serene. Si può pensare ad ascoltare l’altro per quello che ci sta dicendo e non per quello che ci fa arrabbiare, imbarazzare, spaventare anche denunciando con chiarezza l’emozione che ci assale e che ci fa chiudere l’ascolto. Si può permettere all’altro di terminare il suo discorso (ma anche pretendere che l’altro ce lo faccia terminare a sua volta) senza aggressioni verbali: il rispetto dei turni di parola è vero e proprio rispetto per l’altro in senso generale. Si può considerare come risorsa disponibile l’aiuto di un esperto che ci aiuti, meglio non come ultima risorsa: anche in questo campo è meglio prevenire.

 

Ornella Mastroianni - Dottore in tecniche psicologicheOrnella Mastroianni
Laureata in Scienze e tecniche psicologiche Università di Genova
Iscritta Albo Psicologi Liguria n.8
Presidente Associazione Nodo Gordiano – Genova  (www.associazionenodogordiano.it)
Collaboratrice Centro Terapia Familiare – Genova  (www.centerfam.it)

 

 

contatto:
Dr.ssa Ornella Mastroianni
tel. 3409740680
e-mal: mastroianni.ornella@gmail.com

 


Psicologia in Liguria
Informazioni sulla psicologia in Liguria:
conferenze, seminari, incontri sulla psicologia, corsi, psicologi e psicoterapeuti, articoli di psicologia.
redazione@psicologiainliguria.it
tel.349 28 02 377
Genova

calendario di TUTTI GLI EVENTI


Essere assertivi

mercoledì, Agosto 20th, 2014

di Marco Schiavetta
psicologo

assertività

Fin dalla sua prima definizione a carico di Salter, il comportamento assertivo è risultato essere un’abilità sociale, in quanto tale (abilità), un aspetto umano appreso attraverso esperienze sociali e relazionali positive fin dalla nascita, ma comunque sviluppabile e rinforzate anche in età adulta (Lifelong learning ).

Una persona assertiva, dimostra di aver acquisito la capacità di elaborare risposte in grado d’inibire lo sviluppo di stati d’ansia e, poiché il nucleo centrale si trova nelle sollecitazioni appartenenti alla sfera di vita di relazione, tali risposte dovranno essere socialmente adeguate e quindi in grado di favorire o permettere l’inserimento positivo e gratificante della persona, nella collettività.

La comunicazione interpersonale, come competenza sociale, si riferisce a qualsiasi comportamento che esprime sensazioni diverse da quelle prodotte dall’ansia, il possesso di tale abilità (competenza), dovrà essere tale da soddisfare la necessità della persona di manifestare e soddisfare i propri bisogni sia emotivi, sia sociali.
Il comportamento assertivo si può quindi definisce come: l’abilità sociale che ci permette di riconoscere ed affermare le proprie doti personali, mantenendo buone e costruttive (positive) relazione con gli altri e l’ambiente.

Quindi, l’assertività è la caratteristica di chi realizza se stesso, manifestando le proprie doti e le proprie esigenze nel contesto sociale. Il fine dell’assertività e dei comportamenti conseguenti è, dunque, quello di:

  • inibire gli stati d’ansia della persona;
  • favorire la scelta del comportamento adeguato alla situazione;
  • permettere l’inserimento positivo e gratificante nella collettività.

Il comportamento assertivo, messo in atto da chi ha raggiunto un sufficiente grado d’affermazione personale, si precisa, o meglio si configura come il “miglior punto d’equilibrio”, in relazione a due comportamenti estremi che, in opposizione, vengono definiti anassertivi, di tipo passivo e di tipo aggressivo.
Una medesima reazione assumerà dunque caratteristiche di assertività o anassertività, spostandosi lungo un continuum, i cui confini sono definiti di volta in volta dalla situazione specifica, ma soprattutto dal vissuto personale e proprio della persona, dal suo tempo di reazione a reagire e da quello di persistenza nel comportamento perpetuato.
Quindi, in alcuni casi una risposta di rabbia potrà essere aggressiva e si manifesterà in termini di attacchi sistematici, anche con fini difensivi, ma sempre lesivi rispetto all’altro; in altri si tratterà delle difesa di un diritto e quindi potenzialmente lecita nella relazione. Il focus dell’opposizione che caratterizza il rapporto anassertivo/assertivo, consiste nel senso di valore personale, ovvero, la considerazione ed il rispetto di se stessi, che è:

  • molto basso per entrambi i tipi anassertivi: il passivo reprime i propri desideri arrendendosi a quelli altrui, l’aggressivo impone i propri desideri minimizzando e disconoscendo il valore altrui;
  • adeguato nell’assertivo che rispetta se stesso e gli altri nel perseguire i propri scopi.
  • Questo valore si basa sul riconoscimento di alcuni diritti fondamentali della persona, come necessari alla propria sopravvivenza sociale e la cui considerazione non pregiudica i rapporti interpersonali.

Per concludere, questo breve excursus sull’“Essere assertivi”, è importante sottolineare che l’individuo non assertivo usa modalità comunicative passive o aggressive, così messe in campo:

il passivo rinuncia all’espressione di pensieri ed emozioni e si sottomette al volere dell’altro,
l’aggressivo, all’opposto, li esprime tenendo in considerazione solo il proprio punto di vista e, in una logica di lotta per il potere, attacca direttamente e indirettamente l’interlocutore.
L’individuo che comunica assertivamente esprime invece i propri pensieri ed emozioni, nel rispetto dell’interlocutore ed è disposto a raggiungere con quest’ultimo un accordo che permetta ad entrambi di sentirsi emotivamente congrui, ossia, senza sensazioni non piacevoli (ansia, impotenza, rabbia, delusione, o altro …).

“Un -No- pronunciato con il più profondo convincimento è il migliore e più grande di un -Si- detto per compiacere o, peggio, per evitare guai.” (Mahatma Gandhi).

 

 

Marco Schiavetta - psicologo GenovaMarco Schiavetta
psicologo, counsellor, esperto in processi formativi
Laureato in Psicologia presso l’Università degli Studi di Torino, con tesi dal titolo:
Il counseling come processo di comunicazione.
Psicologia dello sviluppo organizzativo (dall’analisi della domanda all’intervento, alla valutazione).
Laureato in Metodologie Filosofiche presso l’Università degli Studi di Genova.
Laureato in Esperto in Processi Formativi presso l’Università degli studi di Genova.
Iscritto all’Albo degli Psicologi della Liguria, n. 2052
Ha frequentato l’Accademia Socratica di Rapallo (GE), Scuola di Counseling ad Indirizzo di Scienze Sociali, Accreditata dalla FAIP (Federazione Associazioni Italiane Psicoterapia).
Esperto di processi formativi ha svolto attività di formazione e consulenza presso diversi enti di formazione, lavorando soprattutto con adolescenti.
Dal 2009 è docente sui laboratori, con incarico esterno, presso l’Università degli studi di Genova – Facoltà di Scienze della Formazione.
Specializzando in Psicoterapia presso la SIPGI (Scuola Italiana di Psicoterapia Gestaltica Integrata) sede di Genova.

contatto:
Marco Schiavetta
e-mail: svetta@tiscali.it
tel. 333 5354569

 

 


Psicologia in Liguria
Informazioni sulla psicologia in Liguria:
conferenze, seminari, incontri sulla psicologia, corsi, psicologi e psicoterapeuti, articoli di psicologia.
redazione@psicologiainliguria.it
tel.349 28 02 377
Genova

calendario di TUTTI GLI EVENTI