Dal Seminario di Danzamovimentoterapia – Viviana

March 14th, 2009

Da Viviana Leveratto: vivianaleveratto@fastwebnet.it

Ciao a tutti,

Sono una delle persone della ML che ha partecipato, con piacere, al seminario di Mafalda in DMT Gestalt sulla relazione a livello individuale, duale e gruppale.

Provo a fare un resoconto dell’esperienza.

Al seminario hanno partecipato dieci persone, si è svolto in una palestra e si è articolato in due giornate nella prima delle quali Mafalda ha, per cominciare, dato un quadro di riferimento teorico a quanto stavamo per sperimentare. Ci ha quindi parlato dell’approccio gestaltico, che ha una visione olistica dell’essere umano in rapporto con l’ambiente e ne considera gli aspetti di consapevolezza (il “qui ed ora”) e di intenzionalità (il “now for next”). Si focalizza, inoltre, sulle potenzialità relazionali, creative ed espressive della persona, osservandole nel suo modo di entrare in contatto con l’ambiente. Nella pratica di questo approccio si utilizzano metodologie verbali e non verbali rivolte all’individuo, alla coppia, alle famiglie e al gruppo.

Mafalda ci ha parlato, inoltre, della DMT (danzamovimentoterapia) Gestalt che si basa sull’Expression Primitive, fondata da Herns Duplan e sviluppata, a livello psicoterapeutico, da una sua allieva, psicoanalista francese (France Schott-Billmann).

Questo tipo di approccio è in grado, attraverso l’espressione corporea, di riattivare emozioni e ricordi, tocca le radici dell’uomo e consente di collegare le pulsioni a rappresentazioni simboliche, permettendo una riorganizzazione positiva dello psichismo(viene utilizzato con buoni risultati anche con pazienti psicotici).

Il primo giorno del seminario è proseguito con un’esperienza pratica che è consistita nell’esecuzione di una serie di espressioni verbali e non verbali(abbiamo utilizzato il movimento, la voce, i gesti). Queste manifestazioni possono essere viste come un viaggio simbolico e come una comunicazione di se stessi attraverso il corpo, resa possibile dall’esistenza di un’omologia tra le strutture corporee e le strutture psichiche (anche inconsce). Abbiamo lavorato sulla verticalità, sul peso, sulla forma, sul ritmo, sullo spazio, sui piani, sulle direzioni, sulla propriocezione e, attraverso questi aspetti, ci è stato possibile esplorare noi stessi e l’ambiente.

Esemplificando, abbiamo cominciato con una presentazione ritmica (per farvi capire…”marciando sul posto”, abbiamo svolto un “gioco” per cercare di imparare i nostri nomi). Dal momento che il linguaggio simbolico attinge anche a rappresentazioni collettive, abbiamo poi svolto una parte rituale in cui, come se ci trovassimo in una tribù, ci siamo salutati tra noi, ci siamo orientati nelle quattro direzioni (nord-sud-ovest-est) e abbiamo invocato il cielo, la terra e l’orizzonte (tutto ciò sempre attraverso il movimento e le espressioni non verbali). In seguito abbiamo messo in movimento parti del nostro corpo (gambe, busto, spalle, braccia) ed esplorato l’ambiente attraverso i sensi, cercando quindi di focalizzarci sul colore, la forma, il materiale, il rumore, l’odore del mondo circostante.

Alla fine della giornata c’è stato un momento di elaborazione di quanto avvenuto e di confronto sulle emozioni vissute da ognuno dei partecipanti durante l’esperienza.

La seconda giornata del seminario è stata incentrata sulla relazione(con noi stessi, con gli altri, con l’ambiente). Ci sono stati momenti di “danza libera”, durante la quale ognuno dei membri del gruppo ha messo sotto forma di gesti la propria persona (con le proprie emozioni e qualità)e momenti di interazione con l’altro e con il gruppo attraverso il movimento, il disegno, la voce (anche in questi casi, nel modo di interagire con gli altri, sono emerse caratteristiche personali).

Un esempio di relazione duale, che mi è piaciuto molto, è stato quando ci siamo divisi a coppie e, sul sottofondo di una musica, ciascuna delle coppie ha creato un disegno attraverso un tratto grafico alternato (appena un membro della coppia si interrompeva, l’altro riprendeva il tratto da dove il partner l’aveva concluso). Dopo aver dato un nome al proprio disegno, ciascuna coppia ha “dato corpo” ad esso, creando una danza. Un altro esempio è costituito da un’interazione attraverso vocalizzi nella quale ognuno dei membri di una coppia aveva il compito di rispondere all’altro rispettando un tempo definito (talvolta è emersa una difficoltà a rispettare i turni, che si è risolta con l’aiuto di altri membri del gruppo).

In un altro momento ad ognuno di noi è stato consegnato uno spago colorato (simbolo della relazione)che doveva essere tenuto teso (simbolo della forza della relazione) mentre esploravamo lo spazio ed il nostro corpo in esso.

Dalla relazione con noi stessi si è passati alla relazione duale attraverso una danza a coppie dove i nostri spaghi dovevano incontrarsi senza mai perdere tono (in questo caso alcuni sono riusciti ad entrare subito in sintonia tra loro, altri hanno avuto maggiori difficoltà),infine abbiamo creato una danza di gruppo, nella quale ognuno dei membri era legato all’altro tramite lo spago teso, in un gioco di incontri, “annodamenti” e ”snodamenti”. Anche in questa occasione è risultata evidente la modalità di ciascuno di noi di stare in relazione con l’altro (chi tendeva a seguire gli altri, chi prendeva l’iniziativa e si faceva seguire dalle persone…).

Un altro gioco che mi è piaciuto in particolar modo è quello sulla fiducia: un membro di ogni coppia ha condotto l’altro, che aveva gli occhi chiusi, per la palestra; in seguito tutti coloro che avevano gli occhi chiusi sono stati “scolpiti” dal gruppo dei “vedenti” come fossero una statua che, infine, si è animata in una danza di gruppo e poi singola, prima di aprire nuovamente gli occhi (anche in questa occasione sono emerse cose importanti per ciascuno di noi, a me, ad esempio, è stato detto che, mentre durante il mio periodo “cieco” ho danzato in modo fluido, lasciandomi maggiormente andare, appena aperti gli occhi mi sono irrigidita).

In tutte le esperienze, intervallate da momenti di elaborazione che ci hanno aiutato a comprendere il significato di ciò che stavamo facendo, mi è apparso chiaro come il corpo abbia effettivamente capacità comunicative molto esplicite e come le espressioni corporee, con l’opportuna formazione, possano essere utilizzate anche a fini terapeutici.

Spero di essere riuscita a fare un resoconto sufficientemente comprensibile di quella che è stata la nostra esperienza pratica…

Un saluto a tutti,

Viviana.

Dal Seminario di Danzamovimentoterapia – Elisabetta

March 14th, 2009

Da Elisabetta Sacchi: elisabettasacchi@libero.it

Ciao a tutti! Io sono una di quelle che ha partecipato al seminario di danza terapia e devo dire che superata la mia resistenza del primo giorno, che ho espresso pienamente a Mafalda, che ha accolto e restituitomi con garbo facendomi vedere delle cose di me e quindi aiutandomi a maturare, il secondo giorno mi sono lasciata andare, proprio sbloccata sia di testa che di corpo, e così mi sono anche molto divertita sia con me stessa che con le altre partecipanti, sempre donne ovviamente, ero quasi riuscita a far venire anche il mio fidanzato, ma poi all’ultimo…

Io non avevo mai fatto danza terapia in vita mia, l’unica cosa di psicocorporeo che ho fatto riguarda la bioenergetica. Però devo ammettere che l’impressione che ho avuto della DT è stata di qualcosa di ludico, più semplice (nel senso di valore)e più primitivo/tribale, abbiamo ballato, disegnato e giocato tutto a tempo di musica, quindi abbiamo lavorato col ritmo che la musica ci offriva in momenti diversi. In generale per me è stata un ‘esperienza positiva che mi ha aperto la mente su un mondo che non conoscevo, la DT.

Elisabetta Sacchi

Su me stesso (di Roberto Vincenzi)

February 20th, 2009

Su me stesso preferisco fornire solo il curriculum, che è presente anche sul mio sito, e che trovo già abbastanza personale, nel senso che se uno legge le varie vicende, può anche comprendere il senso delle esperienze fatte e la via percorsa.

 

E’ senza dubbio un mio limite, ma ho delle difficoltà ad espormi a colleghi più giovani, che non conosco.

 

Questa difficoltà mi proviene in gran parte da uno sfortunato incontro che ho avuto presso L’Ordine degli Psicologi della Liguria, con un gruppo, organizzato dall’Ordine stesso, che si occupava di “Psicologia Clinica”.

 

Infatti secondo me, Psicologia Clinica, descrive il lavoro dello psicologo che si occupa di pazienti.

Mentre i presenti, che non avevano esperienza di lavoro con pazienti, avevano ampliato l’argomento parlando della capacità di diagnosi, come se uno che lavora in studio o in comunità non avesse mai fatto delle diagnosi.

 

Mi sono trovato davanti giovani colleghi e colleghe che o provenivano dall’università, o avevano studiato addirittura al Tavistock, e che si davano molte arie, ma che di pazienti non ne avevano.

 

Così, dopo aver raccontato le mie esperienze, sono stato subito attaccato da un collega maschio trentenne, ambizioso di avere la leadership del gruppo, che mi ha subito detto che io avrei potuto occuparmi dell’aspetto legale, visto che sono laureato in giurisprudenza.

Anche lui naturalmente pazienti nessuno, e nessuna esperienza sul campo, ma solo qualche articoletto su quelle rivistine universitarie che tirano 300 copie e che le università si scambiano tra di loro.

 

Non sono quindi disposto a ripetere un’esperienza di questo genere.

 

Allego la mia biografia professionale, anche se credo che le esperienze di noi “vecchi”, che lavoravamo prima della legge 56/89, siano particolari e legate al tempo in cui queste cose accadevano.

Tempo che è molto diverso da quello di oggi.

Come pure il tipo di formazione che oggi è molto meno libera di una volta.

Spero che la mia esperienza possa servire a qualcuno, magari solo per capire che se spostiamo il nostro punto di vista, la realtà potrebbe apparire diversa.

 

Sono nato a Genova nel 1949, la psicologia mi interessava fin da ragazzo, ed ho percorso una lunga serie di esperienze, che mi hanno portato a diventare Psicologo Psicoterapeuta, iscritto all’Ordine degli Psicologi della Liguria.

 

Nel marzo del 1974 ho seguito uno stage, diretto personalmente da Franco Basaglia, presso l’Ospedale Psichiatrico di Trieste, per un progetto di assistenza ai pazienti dimessi dall’Ospedale. In quell’anno, assieme ad altre persone interessate a queste problematiche, avevamo fondato a Genova la ADIS (Associazione Di Intervento Sociale)per assistere le persone dimesse dagli Ospedali Psichiatrici.

 

Nell’ottobre del 1974, ho seguito un lungo stage all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova), all’epoca l’unico Manicomio Criminale d’Italia, dove, nonostante le difficoltà poste dalla legislazione in materia, era in atto un tentativo di gestione psichiatrica e non solo carceraria dei pazienti.

 

Sempre nel 1974, in maggio, ho conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Genova, con una tesi sulla legislazione dei Manicomi Criminali.

 

In quel periodo mi entusiasmavano molto le idee di Franco Basaglia, Giovanni Jervis, Erving Goffman, R.D. Laing, Thomas S. Szasz, David Cooper, Wilhelm Reich, Morton Schatzman, Herbert Marcuse, Theodor W. Adorno.

 

In tutti quegli anni di formazione, praticamente dal 1974 fino al 1987, per mantenermi, integravo ai lavori fatti in ambito psicologico, la collaborazione con una agenzia commerciale per la vendita all’ingrosso di prodotti siderurgici.

 

Dal 1978 al 1981 ho lavorato come operatore socioterapeuta e psicoterapeuta presso la comunità “Daily” di Genova Pegli Multedo diretta dal Dott. Giovanni Montinari. La comunità ospitava pazienti schizofrenici adulti, oltre a persone compromesse da handicap neurologici con psicosi di innesto, ed anche qualche tossicodipendente con problemi psichiatrici, quelli che oggi si chiamano “a doppia diagnosi”.

In questo lavoro, ci ispiravamo principalmente a Paul Claude Racamier, alla Psicologia Sistemica di Paul Watzlawick; al lavoro di Mara Selvini Palazzoli e alla terapia istituzionale della psicosi secondo il metodo elaborato dal Dott. Montinari.

 

In seguito ho cominciato la mia analisi, che è andata avanti per sei anni, prima con Ada Cortese, in seguito per un breve periodo con Silvia Montefoschi, e successivamente con Giandomenico Montinari che mi ha seguito poi come supervisore.

 

Nel dicembre 1987 ho cominciato ad esercitare in studio privato.

 

Dal 1989 al 1994 ho seguito il corso di formazione quadriennale in Psicoterapia a orientamento psicanalitico presso l’istituto IFPIA (Istituto di Formazione in Psicoterapia a Indirizzo Analitico) di Genova; contemporaneamente frequentavo l’Istituto IMCI (Istituto Mente e Corpo Integrati) di Genova, per i corsi di ipnosi e tecniche di rilassamento; sempre in quegli anni ho partecipato al Laboratorio di Arteterapia e a quello di Psicomotricità del Centro Studi di Psicoterapia e Psicologia Clinica di Genova.

 

Dal 1987 al 1994 sono stato seguito in supervisione dal Dottor Montinari, presso il Centro Studi di Psicoterapia e Psicologia Clinica di Genova.

 

In tutto questo periodo, ed anche in seguito, ho approfondito la conoscenza degli autori classici, in particolare Freud e Jung.

 

I corsi frequentati, le esperienze di lavoro che ho svolto, sono stati riconosciuti come equivalenti ad una laurea in Psicologia, e mi hanno consentito, nel giugno 1995, l’iscrizione all’Ordine degli Psicologi della Liguria e l’abilitazione alla Psicoterapia.

 

Altra esperienza di quegli anni, è stata lo studio e l’applicazione delle tecniche di shock termico, per la terapia della psicosi, ideate a Parigi da Jean Francois Césaro.

 

Ho conosciuto in quel periodo Carlos Alberto Arestivo, uno psichiatra italo paraguaiano, e collaborato ad un progetto di terapia rivolto a vittime della tortura; in seguito sono stato relatore per Amnesty International sull’argomento della coercizione fisica e psicologica.

 

Dal 1990 al 1994 ho gestito col Dottor. Montinari un ambulatorio privato per pazienti psicotici, con l’applicazione della terapia multimodale di staff.

 

Mi sono interessato per un certo periodo alla parapsicologia e al lavoro del medium Aldo del Negro di Torino; ho poi collaborato con Padre Ferrarotti, allora Esorcista in Genova, nell’affrontare in chiave psicoterapeutica casi di presunta possessione.

 

Ho collaborato, con la clinica “Le betulle” di Appiano Gentile (Como) a progetti di terapia, per affrontare casi di depressione grave. Ho appreso in questa sede la terapia per pazienti affetti da Disturbo Ossessivo Compulsivo, secondo il metodo di J.M. Schwartz.

 

Ho collaborato con la LIDAP (Lega Italiana Disturbo Attacchi di Panico) e la AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia) per l’avviamento di gruppi di self help.

 

Dal 1990 sono membro del comitato di redazione della rivista “Aggiornamenti di Psicoterapia e Psicologia Clinica” di Genova.

 

Dal 1997 ad oggi, scrivo regolarmente articoli divulgativi sulle riviste:

 

-  “Diagnosi & Terapia” di Genova (tiratura 100.000 copie/mese)

-  “Alpes” di Sondrio

-  “Chiropratica” di Aosta

-  “50&più Editoriale” di Roma

-  “Liberamente Magazine”   on line  www.liberamentemagazine.org

 

La psicoterapeuta americana Raeleen D’Agostino mi ha intervistato sul fenomeno italiano del mammismo; il testo è stata pubblicato su “Psychology Today”, edizione USA.

 

Nel 1994/1995, sono stato docente presso l’Associazione HNH (Handicap Non Handicap) di Genova, in un corso per operatori terapeutici rivolti all’assistenza di pazienti ritardati mentali o portatori di handicap fisici e psicologici.

 

Nel 1998, assieme all’Arch. Marco Vimercati, consulente ed esperto di comunicazione, abbiamo ideato e gestito il progetto “Eureka” realizzando corsi di scrittura creativa e gruppi di crescita personale attraverso un laboratorio esperienziale sullo sviluppo della creatività.

 

Dal dicembre 2000, al marzo 2001, ho svolto attività didattica in un corso per counsellor presso A.P.R.E.S.P.A. “Associazione Per Ricerche e Studi di Psicologia Applicata” di San Donà di Piave (VE).

 

Dal 2004 sono associato al CIRS (Centro Interdisciplinare per Ricerca e la Formazione in Sessuologia) diretto da Jole Baldaro Verde e Roberto Todella; assieme agli altri soci abbiamo elaborato il volume: “Luci e ombre nella coppia di oggi. Analisi dei mutamenti nelle relazioni tra uomini e donne”, che è stato pubblicato nel 2006 da Franco Angeli Editore.

 

Dal 2008, elaboro, in materia psicologica, Corsi di Formazione a Distanza (FAD), che sono stati accreditati nel programma ECM (Educazione Continua in Medicina) da parte del Ministero della Salute.

 

Dall’aprile 2006 sono iscritto all’Albo dei Consulenti Tecnici (CTU) del Tribunale di Genova.

 

Dal maggio 2006 sono docente presso la “Scuola di Psicoterapia Istituzionale” di Genova, riconosciuta dal MIUR con decreto del 03/04/2003 n.152, dove svolgo lezioni sulla psicoterapia.

 

Dal dicembre 2006 sono redattore della Enciclopedia Multimediale Wikipedia, per alcune voci in materia di psicologia.

 

Nei mesi di gennaio e febbraio 2007, ho svolto attività didattica di formazione diretta ai docenti del “Centro Italiano Opere Femminili Salesiane – Formazione Professionale Liguria”, di Genova

 

Attualmente la mia principale attività è costituita dal lavoro in studio privato, rivolto a pazienti adulti affetti da nevrosi; in collaborazione con psichiatri e neurologi, mi occupo anche di pazienti borderline o psicotici.

 

Gli articoli che ho pubblicato sono disponibili sul mio sito:

www.roberto-vincenzi.com

Riprendo a raccontarmi… e spiego perché (di Mafalda Traveni)

February 17th, 2009
Vi ringrazio, innanzi tutto, per i rimandi che sto ricevendo.
Ieri sera quando ho finito di scrivervi erano le 20.00, quasi, e me ne sono andata a casa. Mi sono portata dietro una strana sensazione, ovvero, si era smosso qualcosa dentro di me. Ho capito, quasi subito, che, in effetti, il raccontarvi, non tanto la mia vita, quanto il “non riconoscimento” nell’elenco degli psicoterapeuti da parte dell’Ordine mi sta ancora suscitando un certo dolore. E’ pur vero che, quando si “sfruguglia” dentro ad una ferita, non si può non sentire dolore.
A parte l’avere avuto questa consapevolezza mi sono accorta che non avevo finito la mia storia e soprattutto, forse, non ho raccontato a voi alcuni passi nel mio percorso formativo e professionale.
Lo faccio ora, sperando di non essere eccessivamente lunga e noiosa. Lo dico perchè, seguendo gli scambi nella mailinglist, vedo con interese che vi fornite informazioni importanti a livello lavorativo e i vostri scambi sono a tutt’altro livello. 
Comunque è mio desiderio completare il mio aprirmi a voi.
L’attuale attività lavorativa è arricchita da dieci anni dal mio impegno all’interno del Carcere di Marassi, Centro Clinico, Malati di Aids, dove svolgo due tipi di attività: una nell’area creativa (disegno magliette, stoffe, ecc), l’altra terapeutica (gruppo terapeutico).
Mi danno entrambe non solo molta soddisfazione ma anche mi arricchiscono e rinnovano nel mio modo di essere psicologa. Purtroppo non è stato possibile con i carcerati utilizzare la DMT Gestalt in quanto, essendo grandi e uomini, si sentivano die hanno rifiutato la metodologia. Due mie allieve, invece, una sempre a Marassi, l’altra a Pontedecimo e Chiavari hanno introdotto la DMT all’intero del carcere, ma in situazioni diverse dalla mia.
Quello che volevo aggiungere e che penso possa servire a chi è all’inizio sono i passi nel percorso formativo e lavorativo.
Tornando a quando sono diventata Consulente Familiare e prima di costituitre l’AAIF, i miei maestri di allora mi hanno scelta come C.F. per la zona del Chiavarese. Ero talmente sorpresa che quando mi hanno chiesto cosa provavo ho chiesto io a loro “ma, forse, non avevate nessuno disposto ad andare a Chiavari?”. Naturalmente anche questo è stato materiale di elaborazione psicoterapeutica!!!
Fino dagli inizi ho usufruito subito della supervisione, non avrei potuto fare altrimenti.
Il primo colloquio che, sempre i miei maestri mi hanno affidato, è stata una coppia. Secondo me è stato un vero disastro!!! Non sapevo proprio come contenerli, erano scatenati; ad un certo punto sono uscita dalla stanza e ho chiesto alla mia collega di prendersene uno!!! (sic!!!)
E’ stata una esperienza rinforzativa, in quanto, in supervisione ho compreso cosa poteva essere accaduto e ho provveduto a correggere il tiro.
All’epoca dei famosi Decreti Delegati, quando ero più fuori che dentro la famiglia, mi sono interessata ai tossicodipendenti, agli handicappati e molto alla scuola. Per i tossicodpendenti ho sentito la necessità di formarmi attraverso il “primo” corso per operatori per tossicodipendenti. All’epoca la mia timidezza non mi consentiva di fare il minimo intervento all’interno di un gruppo e, quando il corso è finito e tutti dovevamo esprimerci, l’unica cosa che sono riuscita a dire è stato “avrei voluto parlare ma non ci sono riuscita!!!!”  La risposta del conduttore è arrivata come un balsamo a me che stavo sudando sette camicie!!! Era molto empatico, non pietoso, empatico.
All’inizio del mio lavoro credevo di “dover” accogliere tutti in maniera indiscriminata. Piano piano e con dolore, attraverso la supervisione, ho cominciato a definire di più i miei confini e a fare dei distinguo fino a riuscire a dire di no alla richiesta di aiuto, nel momento in cui non mi sentivo di darlo.
Pazienti, allievi, ultimamente, carcerati mi hanno insegnato molto e spero di avere ancora orecchie aperte per riuscire a cogliere questi aiuti spontanei.
Una cosa mi manca ed è l’esperienza nel pubblico, nel rapporto con le istituzioni che, secondo me, è molto ricca e quasi indispensabile nel nostro percorso professionale.
Sono entrata nelle USL, nelle Scuole, nei Centri Diurni e ora nelle carceri, ma non ci ho mai vissuto quotidianamente che è tutt’altra cosa, almeno, secondo me.
I miei maestri che inizialmente erano di orientamento rogersiano sono stati quelli della Psicoterapia della Gestalt. Ho approfondito, anche, la conoscenza dell’Analisi Transazionale, della Bioenergetica.
Se devo ricordare i supervisori sono stati anch’essi di questi orientamenti e l’ultimo supervisore che ho avuto è stata Teddy Grossmann, una psicoterapeuta bioenergetica e direi anche gestaltica. Credo, tuttavia, di non aver concluso i miei bisogni di supervisione, attualmente, infatti, con i colleghi del carcere vado in supervisione da Adriana Antolini da otto anni.
L’ultima metodologia da me esplorata e nella quale mi sono formata, come vi  ho già detto, è la Danzamovimentoterapia della quale mi sono innamorata e ne sono diventata anche supervisore.
Quello che spero di aver passato ai miei pazienti per un verso e ai miei allievi per l’altro e non voglio dimenticare i detenuti sono stati il senso di appartenenza, la trasparenza nei rapporti, la dignità, l’eleganza, la lealtà verso i colleghi, l’apertura alla conoscenza, all’altro, al mondo, non ultima, come vi ho già detto, l’umiltà nobile.
Ripeto, ringrazio tutti coloro che piano piano mi stanno inviando il loro feebdack sia in lista sia privatamente e spero, di non essere stata troppo lunga e pesante anche questa volta.
Vi auguro percorsi formativi e lavorativi interessanti, non privi di difficoltà e ricchi di cibo nutriente.