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Esame di stato: a cosa è servito a me (Viviana Leveratto)

April 3rd, 2009
Da Viviana Leveratto: vivianaleveratto@fastwebnet.it
A me l’esame di stato è servito per rivedere tante cose alla luce dei miei 5
anni di studio e del mio anno di tirocinio, quindi sotto un’ottica più
consapevole della disciplina…E’ stato un riprendere il filo di tutte le
mille materie studiate all’Università ed organizzarle in un insieme più
completo (diverso dalla somma delle parti!) e con un’esperienza dietro che
mi ha permesso di comprendere le cose sicuramente meglio rispetto a quando
ho dato gli esami per la prima volta…Non so, come rivedere il puzzle
completo fatto tempo fa…Non credo che questo serva effettivamente per
esercitare la professione, assolutamente…ma a me è servito per questo, per
rivedere tante cose con maggior consapevolezza rispetto a prima. Inoltre, mi
è servito per acquisire maggior sicurezza in me stessa. Non l’ho trovato un
impegno inutile, per niente. Certo, ho incontrato una persona sgradevole,
che mi ha trattata male gratuitamente ma nella vita non sarà la sola che
incontrerò probabilmente. 
Un appello a coloro che devono ancora sostenere l’esame: non lascatevi
allarmare dai nostri racconti. E’ vero, è un esame che forse va maggiormente
a fortuna rispetto a quelli universitari, è un grosso studio perché implica
rivedere tante cose studiate molto tempo fa ma tutto sta
nell’organizzazione: non occorre ripassare tutto (sarebbe impossibile) ma
fare uno studio intelligente ed organizzato prendendo una teoria di
riferimento per ogni argomento principale. Poi molto varia in base alla sede
in cui si dà l’esame. Il mio consiglio è scegliere la sede dove si ha
studiato (se possibile) così si conosce, indicativamente, cosa viene
considerato più importante e cosa meno (a Torino, ad esempio, è improbabile
che esca un tema di Psicologia Generale…più facile che escano temi “caldi”
tipo relazione terapeutica, il colloquio clinico, l’attaccamento…). Molto,
poi, come dice Elisabetta, sta nella volontà e nella fiducia in se stessi.
Non che io non avessi paura ma sono partita con l’idea che non potevo
assolutamente permettermi di non passarlo perché mi ero già iscritta ad una
scuola di specializzazione (che ora non so se proseguire o meno ma va bè…)
e avrei perso l’anno! Nella mia mente non era concepibile non superare
l’esame. Non sto consigliando di fare questo (mi rendo conto che non è
affatto sano questo ragionamento!!!) ma la volontà e la fiducia in se stessi
è fondamentale non perderle. 
Non è insormontabile comunque. Poi è giusto lamentarsi una volta dato perché
è sicuramente stressante però si fa, tranquilli. Se avete bisogno di
materiale o suggerimenti per Torino sono a disposizione.
Un saluto a tutti,
Viviana.     

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Esame di stato: confronto o scontro? (Francesca Lombardi)

April 3rd, 2009
Da Francesca Lombardi: francesca.lombardi@istruzione.it
Salve a tutti, anch’io a Dicembre ho superato l’esame di Stato ed eccomi allora a ricordare insieme a voi un’esperienza purtroppo spiacevole, che certamente fa poco onore ai membri di una Commissione esaminatrice così importante.
Io partivo con la convinzione che l’esame fosse qualcosa di completamente diverso dalle solite prove universitarie, insomma “L’esame che abilita alla professione” e che quindi richiedesse, in un certo senso, un superamento delle nozioni frammentarie acquisite nel corso degli studi, che puntasse sullo sforzo di reintegrare un po’ tutte le informazioni in una visione d’insieme della psicologia, più articolata, tesa maggiormente ad unificare il sapere piuttosto che frazionarlo e disperderlo…così pensavo io (così continuo a pensare!), ma ahimé così non pensavano affatto loro!
Ho svolto le prime due prove scritte ed in seguito l’orale che verteva sul caso clinico con buoni risultati (parlando in termini di votazione), ma avevo subito notato che l’atteggiamento dei membri nei nostri confronti era tutt’altro che rispettoso…
Al primo scritto i membri sono arrivati con un’ora e mezza di ritardo mentre noi congelavamo (letteralmente intendo!) seduti fermi con  cappotto e sciarpa in un’aula dove non era acceso il riscaldamento, mentre alla seconda prova relativa al caso clinico sembrava di stare sotto sequestro
della polizia, nessuno diceva niente a nessuno, per cui, nonostante le richieste, non ci era dato sapere se avremmo fatto o meno l’orale relativo al caso svolto ed eventualmente con che criterio ci avrebbero chiamato…nulla! Ho aspettato un’oretta in un seminterrato per essere poi scortata davanti a due membri della commissione, i quali si sono dimostrati disponibili al dialogo, mi hanno chiesto qualche delucidazione sullo scritto ed infine mi hanno congedato dicendo che andava tutto bene.
Uscite le votazioni del secondo scritto ho iniziato a tranquillizzarmi un po’ e mi sono concentrata a rivedere mentalmente i passaggi del tirocinio, visto che doveva essere uno dei quesiti dell’orale finale e difatti l’ultima prova consisteva in un’unica importante domanda: “Ci parli della sua esperienza di tirocinio”.
Bene, dovete sapere che io ho svolto questa bellissima esperienza, per entrambi i semestri, con Massimo e Maura ed è risultata un vero e proprio volano per spunti, arricchimenti, conoscenze, crescita professionale e
personale…pertanto parlarne non poteva che essere gratificante, facile…direte voi! Meglio di così cosa si poteva chiedere?
E invece no, qui casca l’asino…disastro totale!
In commissione c’era un soggetto incazzato con il mondo intero (sì, proprio lo stesso di cui hanno già parlato Viviana ed Elisabetta), che si è accanito contro di me, alzando peraltro il tono della voce a dismisura,
non appena io ho raccontato della modalità di lavoro in coppia utilizzata dai due psicoterapeuti.
Ho spiegato di come lo studio non seguisse un approccio psicoterapeutico rigido e predeterminato e di come il rapporto terapeuta-paziente andasse sviluppandosi tenendo conto delle esigenze e delle richieste della persona all’interno dei contesti relazionali che essa portava in seduta e dei differenti momenti evolutivi che stava vivendo.
Il tipo mi ha squadrato dal basso all’alto e mi ha chiesto come mai non mi ero interessata di controllare la “legalità” del tirocinio. Io, sempre più basita, ho risposto che si trattava di due professionisti stimati di
Genova, che lavorano da tantissimi anni con impegno e professionalità e che hanno collaborano con l’Ordine degli psicologi, ma lui non era assolutamente d’accordo ed ha ribadito che questo modo di lavorare non essendo contemplato dalla bibliografia attualmente a disposizione (di cui lui ovviamente era a conoscenza, come se racchiudesse in sé tutto lo scibile umano!) non poteva certamente considerarsi valido…
Io non credevo alle mie orecchie, ho ribattuto dicendo che questa sede era nell’elenco che la loro Università di Torino aveva scelto per le sedi fuori regione e che pertanto metterla in discussione non mi sembrava molto sensato…insomma, esisteva una Commissione Tirocinio o no?
La discussione si è fatta sempre più accesa ed il tipo non accennava a mollare la presa, tanto che un altro membro della Commissione (quello che mi aveva interrogato all’orale del caso clinico) è intervenuto dicendo che nella relazione avevo scritto alcuni passaggi interessanti sull’agire con cautela nel rapporto con l’altro…
Ma ecco che “L’incazzato” (assomiglia un po’ all’Innominato dei Promessi Sposi, ma almeno quello ad un certo punto si redime!), con in mano la mia relazione, interviene sopra le parole del collega aggiungendo: “Certo, ma la candidata ha scritto anche che in questo studio dove ha svolto il Tirocinio non si segue un approccio psicoterapeutico rigido e predeterminato… quindi (aggiunge di suo pugno) senza aver chiaro un
preciso modello di riferimento!…A questo punto si interrompe bruscamente e mi dice torvo: “Ma lei lo sa che uno psicologo ad orientamento psicodinamico non dovrebbe neppure salutarsi per strada con un altro ad indirizzo bioenergetico?!”.
Io vi giuro che sono rimasta di sasso…non mi sembrava che quelle parole potessero realmente uscire dalla sua bocca, quella di uno psicologo per giunta, uno che in teoria avrebbe dovuto farsi garante di abilitare nuove leve di professionisti psicologi cum granu salis!
Dentro la mia testa avrei voluto rispondergli soltanto che chi toglie il saluto ad un collega per siffatti motivi, altro non è che un gran maleducato (e avrei aggiunto persino un’idiota), ma in quella sede mi sono moderata e ho risposto educatamente che la cosa mi sembrava personalmente un po’ esagerata…
Il tipo mi ha bloccato nuovamente, alzando bruscamente il tono della voce e mi ha ribattuto acido: “SONO DUE MONDI DIVERSI, DUE LINGUE OPPOSTE CHE NON POSSONO COMUNICARE TRA DI LORO!”.
A questo punto mi sono cadute davvero le braccia ed ho capito che non aveva alcun senso discutere e confrontarsi con il suo “delirio”, io ero lì per passare un esame, non me la sentivo di mandare tutto a quel paese ed ho gettato la spugna, dicendo: “Mi spiace, ma questa è stata la mia esperienza, per cui non posso dire nient’altro”.
In cuor mio volevo solo che mi lasciassero andare, non ne potevo più, non mi sentivo affatto rispettata, né come studentessa, né come futura collega, né come persona…non era un confronto, ma una battaglia ed io non avevo armi (in realtà non immaginavo che l’esame di Stato dovesse essere uno scontro contro qualcuno! Mah!).
Accidenti! E questi individui sono psicologi, psicoterapeuti…ma poveri i loro pazienti! Che cosa ne è della relazione ? Del non giudicare a priori?… insomma di tutte quelle caratteristiche a mio parere fondamentali per svolgere bene questo lavoro?
Vi dico solo che tornata a casa distrutta, ho aperto i risultati dell’orale su Internet e con mia sorpresa ho appurato che mi avevano abilitata, ma con il minimo dei voti! L’amarezza era non tanto per il voto quanto per il gesto svilente di abbassarmi il voto di ben 15 punti, quasi a farmi pagare lo scotto di aver apprezzato un tirocinio che loro giudicavano (senza conoscerlo neppure) a dir poco deprecabile. Ero incazzatissima, ve lo giuro! Al momento volevo scrivere una lettera di reclamo all’Ufficio Tirocinio, ho anche pensato se non era il caso di ritornare a Torino e richiedere un colloquio con la presidente della Commissione (che durante l’esame non ha proferito parola per non mettersi contro l’Incazzato o forse perché la pensava alla stessa maniera!), ma poi, riflettendoci su, non me la sono sentita, non ne valeva la pena!
Perché dovevo ulteriormente battermi contro questa gente? Ero stanchissima ed ho deciso di godermi solo il fatto di aver superato definitamene questo ostacolo.
Quello che mi lascia rattristata è però comprendere che ciò che per loro abilita alla professione è esattamente l’opposto di come io intendo formarmi, di come vedo la professionalità dello psicologo: ciò che ai loro occhi (di certo non vedono al di là del loro naso) è abilitante, per me risulta, invece, svilente!
E pensare che ad oggi il fatto che vi siano molte teorie-tecniche psicoterapeutiche, spesso ben strutturate e piuttosto efficaci, credo renda implicita l’idea che sia possibile ed utile un confronto fra di esse in termini integrativi più che contrappositivi, o no?
Le attività dello psicologo sono ormai uscite dai loro ambiti originari di intervento per ampliarsi all’integrazione forte con altri professionisti di diversa formazione e la necessità di ri-orientare la prestazione psicologica  alla luce di una visione globale dell’individuo, mi sembra perlomeno condivisibile…
Comunque, per mia fortuna durante il percorso universitario e del tirocinio ho conosciuto delle “persone” che mi hanno fatto conoscere una professione che avrei desiderato fare, facendomi intravedere un’utilità
per me stessa  e una potenziale capacità di essere utile agli altri e quindi mi ritengo fortunata…un po’ di amaro in bocca lo provo per chi invece sul suo cammino ha magari incontrato solo individui di questo
genere…
A questi sfortunati vorrei dire, però, che persone valide ce ne sono…e molte: basta cercarle, saperle riconoscere e saper accettare il loro aiuto nel cercare la propria strada.
Rimanendo a disposizione per tutte le informazioni relative alla preparazione dell’Esame di Stato, vi mando i miei più cari saluti.
Francesca

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Esame di stato: vogliamo parlarne? …e parliamone ancora… (Elisabetta Sacchi)

March 31st, 2009

Da Elisabetta Sacchi: elisabettasacchi@libero.it

Volevo rispondere a Paola e a tutti quelli che si sentono come lei, mi spiace se il mio racconto possa avervi scoraggiato, in realtà volevo solo descrivere una situazione che non è da prendere sotto gamba, perche sicuramente la cosa “esame di stato” è cambiata negli anni e cambierà ancora,se poi tu sei del vecchio ordinamento ti consiglio di non aspettare ancora tanto a riprovarci perche se no rischi di trovarti la prova del progetto da fare, quindi una prova in più. Se la tua ferita è ancora aperta, o si è riaperta leggendo queste descrizioni beh allora questo vuol dire qualcosa, che sai solo tu ovviamente…ma arrivano dei momenti nella vita in cui non si può più scappare, da noi stessi, dalle nostre paure, soprattutto quella di non farcela!e ti parlo io che sono la regina a fare questo, betty the queen! pensa che ci ho messo 12 anni a laurearmi, si che ho sempre lavorato, ma io so che non è una scusa valida, me la sono tirata avanti così tanto perchè nel mio profondo non credevo di potercela fare, di essere una persona di valore…ma un giorno ho fatto come neo in matrix 1, non so se hai presente quella scena del film in cui lui è nella metropolitana e cè l’agente smith che lo sta inseguendo per ucciderlo, ovviamente, e lui non segue più il consiglio dei suoi amici che gli avevano detto che l’unico modo per sopravvivere all’agente smith era scappare, nooooo lui si volta e sfida l’agente smith!!! che infatti rimane un po perplesso, beh da quel momento la vita di neo cambia davvero, perchè inizia a diventare consapevole del proprio potenziale e della sua forza e beh poi diventa l’eletto, che figo!etcc…ma la cosa importante è che lui inizia ad avere fiducia in se stesso, a crederci e a guardare in faccia la propria oscurità (agente smith)e a dire basta a quella parte di sè che dice che tanto nulla cambierà, che tanto non ce la farà mai! Lui inizia a diventare il protagonista attivo della sua vita e a decidere lui per se e a non permettere agli altri di decidere al posto suo. So che non è facile fare tutto questo, perchè è più facile pensare che sono gli altri quelli cattivi o più forti( e spesso è vero), in realtà siamo noi che dobbiamo diventare più forti, crederci di più o ritornare a crederci ancora e di più! Io so con certezza assoluta che ho passato l’esame perche ci ho creduto fino in fondo, perchè la mia voglia di vincere era più forte di quella parte di me che mi diceva tanto non ce la farai, io sono felice non perchè ho passato l’esame, questo mi ha reso soddisfatta non felice,ma perchè ho vinto su me stessa portando fino in fondo questa cosa! Io sono buddista per cui posso dire di aver vinto sul mio Karma negativo, cioè di averlo trasformato e di aver creato valore nella mia vita e non solo! Per cui cara Paola usa questa rabbia che tu dici di avere nei confronti di questa esperienza, come il carburante che ti farà tornare a lottare per andare fino in fondo!Sai cosa mi è stato molto utile per tirare fuori tutta questa forza???essere stata bocciata per ben 7 volte all’esame di fondamenti anatomo-fisiologici con Rossi, e gliene sarò sempre grata perchè grazie a quell’esperienza mi sono trovata davanti ad un bivio, da una parte c’era la voglia di mollare tutto (tanto un lavoro ce l’avevo già) e dall’altra veniva messa alla prova la mia determinazione di andare fino in fondo, la domanda che mi sono posta era:” quanto desidero passare l’esame  di Rossi, andare avanti e laurearmi?”, ovviamente ho scelto quest’ultima strada e ti posso dire che sono stata ripagata nel tempo…ora sono iscritta all’albo da tre mesi e ho già la mia prima cliente, ma non perchè sono brava ma perche ci credo,credo in questo bel lavoro ed è questo che arriva alle persone!yes we can!!! ^__^

un abbraccio (spero come al solito di non essere stata troppo prolissa!)

Elisabetta

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Esame di stato: vogliamo parlarne? …e parliamone… (Elisabetta Sacchi)

March 27th, 2009

Da Elisabetta Sacchi: elisabettasacchi@libero.it

Beh io non è che avessi molta voglia di parlare di uno dei periodi piu stressanti della mia vita, quindi per me scrivere queste righe è davvero un grosso sforzo che faccio perche magari possa essere d’aiuto per qualcun altro… l’unica cosa gradevole è stata il fatto che durante la preparazione ho conosciuto e rincontrato delle belle persone con cui abbiamo condiviso gioie e dolori, ad esempio le stesse Chiara e Viviana e anche Francesca, e altre ancora, come la dott.ssa Sciorato che ci ha aiutati nello sforzo di preparare un esame di cui si sa tutto e nulla, perche l’università dal canto suo non ti da accenno di nulla, nè testi, nè bibliografie sulle quali prepararsi… l’unica è cercare su internet, comprare libri costosi che servono a poco o nulla, il passaparola è forse la cosa più utile… ma siamo in Italia e come al solito la regola è la non regola, per cui vale sempre e solo l’arte dell’arrangio, e cosi è stato per me e alla fine mi è sembrato di capire per tutti! Io ero nella stessa commissione di Viviana, per cui la prima prova scritta l’ha gia descritta lei, la commissione in ritardo di un’ora, l’aula dove si congelava dal freddo perche ovviamente, il riscaldamento non funzionava, ma cosa importa se noi abbiamo pagato 400 euro per poter partecipare a questa buffonata… perché per me ha rappresentato solo una grande buffonata, ma cosa mi serve dopo aver dato 26 esami e una tesi dover ancora dimostrare che qualcosa di psicologia ne mastico!?? Bah, sono i misteri, mica tanto, di questa Italia arrabbattona, ah dimenticavo che chi dava l’esame a Pavia spendeva ben 200 euro in meno, quindi pensateci… La seconda prova anche se io avevo scelto il caso clinico è andata sempre come ha descritto la Viviana, cioè a mò di interrogatori della Gestapo, avevi le sentinelle che ti seguivano ovunque anche in bagno, e  il caso clinico da commentare era la cosa più confusa che avessi mai letto, c’era chi diceva che fosse un disturbo di personalità (borderline,ossessivo-compulsivo…), chi sosteneva che fosse una forma di nevrosi, perche la pz. accennava ad un presunto senso di colpa (una frase di mezza riga…)… dopo lo scritto la commissione ci ha convocati uno ad uno per commentare quello che avevamo scritto sul caso clinico, e li a seconda di chi ti trovavi davanti(ci interrogavano in due) dovevi giocartela bene, io ovviamente sono capitata prima con una donna molto gentile e tranquilla (psichicamente parlando), ma a metà del mio interrogatorio è sopraggiunto quel pazzo di cui parlava la Viviana, che pretendeva di reinterrogarmi da capo, con fare arrogante e maleducato, meno male che la “santa” donna ha difeso la mia diagnosi, zittendolo e dicendogli che andava bene cosi! In quel momento l’ho adorata!Alla fine di questo interrogatorio, di nuovo ci dividono in stanze e aspettiamo che la commissione si riunisca di nuovo per convocarci ad uno ad uno e dirci se abbiamo passato anche la seconda prova, il tutto ridendo e scherzando dura almeno 4 ore… e infine quando pensi che l’ultima prova, l’orale, sia ormai solo una passeggiata, mister simpatia, l’uomo che non tromba mai a casa ma ti tromba agli esami, fa una scenata isterica urlando che il tirocinio che ho fatto io, i primi 6 mesi da Massimo e Maura, è una cosa indecente che quella è psicologia selvaggia, la mia fortuna, anzi per lui, è che avevo 38 di febbre quella mattina, per cui non avevo neanche la forza di arrabbiarmi, e con molta calma ho fatto notare alla commissione che era un tirocinio che avevano convenzionato loro e che io comunque avevo imparato molte cose da quell’esperienza, ma intanto percepivo già che non mi ascoltavano, non mi hanno chiesto nulla degli altri 6 mesi di tirocinio in SPDC… poi dopo aver fatto sfogare la bestia, la presidentessa della commissione ha avuto la compassione di lasciarmi andare, ovviamente col minimo dei voti! Ah ovviamente se passi l’esame di stato, devi pagare altri 100 e passa euro, perche l’hai passato! Geniale!!!!

In bocca al lupo a tutti quelli che lo devono sostenere e se avete bisogno di materiale o quantaltro sono a vostra disposizione… spero di non essere stata troppo prolissa!

Elisabetta Sacchi

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Esame di stato: la mia esperienza a Torino (Viviana Leveratto)

March 27th, 2009
Da Viviana Leveratto: vivianaleveratto@fastwebnet.it
Ho svolto l’esame di stato durante la stessa sessione di Chiara ma eravamo con due diverse commissioni (ci siamo incontrate lì insieme ad altre due colleghe e, almeno questo, è stato un piacevole evento…in certe situazioni, vedere visi noti con cui condividere lo stesso percorso dà un po’ di sollievo).
La prima prova è andata abbastanza bene: tutti e tre i titoli scelti dalla commissione erano molto generali e permettevano di affrontarli da qualunque ottica si preferisse. La sola cosa che mi ha creato un po’ di difficoltà è stato il tempo a nostra disposizione: avevamo due ore e, personalmente, l’ho trovato un tempo ridotto per svolgere con attenzione un tema, rileggerlo, curarsi della forma…senza contare l’ampio ritardo con cui si è presentata la Commissione che certo non ha favorito la gestione dell’ansia.
La seconda prova: certamente una prova di reazione allo stress oltre che di essere in grado di ipotizzare una diagnosi e di interpretare dei test…dopo lo svolgimento (in un’ora! Anche questo l’ho trovato un tempo un po’ troppo ridotto per ragionare sul caso, già lungo tre pagine… ) siamo stati portati in una stanzetta sotterranea, scortati, con il divieto di parlare e accompagnati alla toilette se avevamo necessità di andarci (personalmente ho trovato questa modalità un po’ esagerata, anche se posso capire, fino ad un certo punto, l’esigenza di non farci confrontare tra noi prima dell’orale). Siamo stati chiamati uno ad uno a svolgere il colloquio orale sul nostro elaborato e, alla fine di questo, ci hanno fatto accomodare in un’altra stanza, con l’obbligo di proseguire il silenzio, senza rivelarci il motivo di ciò. La commissione ha svolto i colloqui orali divisa a coppie: io sono stata fortunata perché ho trovato una persona, in particolare, molto affabile che ha saputo mettermi a mio agio ma ho sentito racconti di altri colleghi capitati da persone che si sono poste molto male nei loro confronti, non favorendo assolutamente la tranquillità dell’esaminando. Quando tutti ci siamo trovati nella seconda stanza (quindi quando tutti abbiamo terminato il nostro colloquio), siamo stati chiamati uno ad uno di fronte alla Commissione che ci ha comunicato se avremmo avuto accesso all’orale o no. Mi sono stupita della quantità di persone respinte e di quante erano lì per la seconda o terza volta. Non mi aspettavo tutta questa severità, soprattutto perché le persone, più grandi, con cui avevo parlato dell’esame di stato, me lo avevano descritto quasi come un proforma…mi sono resa conto di quanto fossi ignara e quindi quanto ho rischiato (da un lato meno male perché, se avessi saputo, sarei stata ancora più in ansia di quanto fossi già).
L’orale: credevo fosse una vera e propria formalità, sullo svolgimento del tirocinio post lauream. In effetti l’argomento di discussione è stato solo questo, peccato che, all’interno della Commissione ho trovato un membro che si è accanito, in un modo molto arrogante, su un particolare: sosteneva che non era corretto che al Gaslini venissero somministrati test neuropsicologici, messi a punto per anziani. Sosteneva, inoltre, che avessi sbagliato a scrivere gli autori relativi a tali test. Con molta calma ho risposto che conoscevo bene quei test in quanto li ho somministrati per la mia tesi di laurea sui deficit linguistici nel trauma cranico (sottointeso ho tentato di far capire che mi pareva molto strano che la mia tesi, letta e corretta più volte da molti docenti contenesse errori sugli autori dei test!…Ma non credo che abbia colto la mia, troppo sottile, comunicazione) e che le modalità di siglatura per adulti e bambini è differente, infatti, c’è una casistica sui bambini di cui si sta occupando un ricercatore al Gaslini. Ha continuato per un bel po’ a parlarmi della questione in un modo estremamente irritante e screditante verso il lavoro altrui, da lui non conosciuto e quindi considerato semplicemente sbagliato tanto che un membro della Commissione gli ha comunicato che, se aveva piacere, poteva continuare la conversazione con me, fuori. Lui ha risposto che anche quello contribuiva a decidere il mio voto. Non è stato tanto cosa mi ha detto ma come lo ha fatto: mai vista una persona più sgradevole in sede d’esame. Non so se sono riuscita a dare un’idea, vi giuro che mi ha fatto venire voglia di bucargli le gomme della macchina per il modo in cui mi ha trattata (e non è così facile farmi arrabbiare!!!). Volevo mandargli un’email (so chi è) con la spiegazione approfondita delle ricerche effettuate al Gaslini, dato che sembrava non convinto della casistica in questione e magari anche una copia sui test ed i relativi autori ma poi ho lasciato perdere. L’importante è che sia andata bene ma vi assicuro che non mi ha lasciato per nulla un bel ricordo quest’esperienza.
Un saluto a tutti,
Viviana.

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