Eventi

Il mio lavoro con i ragazzi non vedenti ed ipovedenti

May 17th, 2009

Enrica Papale – Dr.ssa in Scienze dell’educazione, Operatore pedagogico teatrale, danzatrice, attrice.

Lavoro a contatto con i ragazzi non vedenti da quattro anni. Il mio percorso con loro è iniziato per casualità. Insegnavo, in un’associazione culturale, attività motoria ai bambini e mi hanno chiesto se volevo condurre un corso di aerobica per ragazzi non vedenti ed ipovedenti; in verità il corso è diventato di attività motoria perché ho compreso che le tensioni muscolari erano talmente forti da dover esercitare il corpo in maniera differente. Svolgendo questo lavoro ho capito che la conoscenza del loro corpo era confusa e limitata, che i limiti erano molti ma che le risorse erano più di quelle che si potessero immaginare, così  mi sono concentrata sulle potenzialità per migliorare il lavoro e renderlo gratificante per tutti, dando quella giusta spinta e fiducia al miglioramento.

Col passare del tempo, tutt’oggi, devo ricordarmi della loro diversa abilità visiva, infatti, questi ragazzi non vedono con gli occhi ma attraverso il tatto, l’udito, l’olfatto… insomma adottano gli altri sensi, i quali non sono più sviluppati dei cosiddetti normodotati ma ai quali, semplicemente, i miei utenti prestano più attenzione. Attualmente, dopo essermi specializzata come operatore pedagogico teatrale, conduco un laboratorio teatrale per giovani non vedenti ed ipovedenti. Il mio lavoro si serve delle metodologie teatrali per utilizzare il valore dato alla consapevolezza corporea, alla relazione con l’altro e col gruppo, allo sviluppo della creatività. Il lavoro sulla fiducia in sé stessi e negli altri, di cura che ogni individuo può dare a sé stesso e all’altro, sono tutti elementi importanti ai fini educativi  e formativi.

Proprio nell’ultimo incontro che ho condotto, un ragazzo non vedente, mio caro amico, mi ha detto: “Ma noi stiamo facendo una coreografia!!” Ecco, io credo che già questa osservazione possa essere un buon risultato e che su questo occorra insistere e lavorare a fondo.

Grazie

Enrica Papale
enricapapale@yahoo.it

Nuova Categoria: Libri, film e altri media (che valgono la pena)

April 7th, 2009

Libri da leggere… Questa è una rubrica aperta, in cui ogni utente del sito può consigliare un libro che ha apprezzato. Si richiede di inserire gli estremi del libro (autore, titolo, casa editrice) e di copiare il commento descrittivo dello stesso presente nel quarto di copertina, aggiungendo in fondo il proprio nome e cognome ed un breve commento personale. Ogni altro utente, che abbia letto il libro, può aggiungere il proprio commento ai libri già recensiti. Chiara Giudici chiara_giudici@fastwebnet.it

Il Vento e la Legge

La breve luce dei giorni

Autore: Luciano Rossi

Editrice Clinamen

Anno 2093. L’Ordine degli psicologi non esiste più. Le vicende del mondo da tempo lo hanno cancellato, spazzato via, come fa il Vento del Nord, radente e teso sul giardino autunnale. Le Associazioni di counselling lo hanno sostituito. Il Vento del cambiamento, quando il suo tempo arriva, travolge ogni Istituzione, ogni Legge stabilita. Pure non manca mai chi crede che le Leggi siano eterne. Ma il pendolo regolare dell’alterna sorte non resta a lungo senza farsi sentire; nel 2093 anche per il counselling inizia il tramonto. E la psicologia ritorna vigorosa sulla scena del mondo. Poteva esser diversamente? No! Eppure, ancora, dimentica e stolta, la Legge ostile al cambiamento cerca d’opporsi al tempo nuovo. La risata, che tutti udranno e la seppellirà, è quella del Vento, indifferente ai nostri bisogni, sorda ai nostri sogni, irriguardosa di ogni privilegio. E ben si adatta la metafora a fatti più generali, ivi compresi il soffiare dei furiosi Venti della recessione economica.

Alberga in molti occidentali, abituati da settant’anni a credersi capaci di vincere ogni guerra e dominare anche i Venti della Storia, l’illusione che le Leggi umane possano piegare al Diritto anche il Destino, evitarne i corsi e ricorsi, le bizzarrie, le inversioni di rotta. Questa illusione è ancor più forte nei giovani, adusi alla facilità, che li culla nella più arida e viziata delle attese. Nati e cresciuti all’interno di una civiltà scientifica, conoscono solo quella e le sue illusioni. Non hanno avuto modo d’imparare da nessuna parte il senso della storia, di storie diverse dalle loro. Non possono accettare in nessun modo – e levano alto lo strepito – che la Storia abbia le sue sorprese, le sue bizzarrie, le sue Leggi, diverse da quelle del piccolo legislatore umano.

Una silloge di racconti, alla maniera del Decamerone. Un breve romanzo, forse.