Come iniziare???!!! Potrei con “c’era una volta….”, ma credo che per me sia importante iniziare dalle mie radici non solo professionali, ma proprio, di storia personal-professionale.
Sono nata a Fiume (oggi Rjeka) in Jugoslavia, in una famiglia di padre, madre, e quattro figli, due femmine e due maschi.
Mia sorella ed io operiamo entrambe nell’area del disagio, lei come gruppoanalista a Torino all’APRAGI e io come psicologa; i miei due fratelli sono entrambi capitani marittimi, uno di coperta e uno di macchina.
Siamo usciti dalla nostra terra di origine, quando la stessa è stata invasa dai “titini” (allora gli iugoslavi). Sono, quindi, nata in una terra di confine e, forse, per questo ho il senso di appartenenza molto sviluppato.
I miei genitori non ci sono più. Mio padre è mancato quando io frequentavo il liceo scientifico e i miei progetti per il futuro erano di diventare giornalista, anzi, reporter. Ho dovuto abbandonare questi sogni e prendere il posto di mio padre nel luogo dove lavorava e cioè la Shell, una grande società petrolifera straniera. Dal mondo della scuola, quindi, sono stata proiettata in quello del lavoro, dove ho conosciuto quello che è diventato mio marito e quando ho aspettato la mia prima figlia, Claudia, ho dovuto fare un’altra scelta. Questa volta la scelta non era forzata, ma voluta, nel senso che, insieme a mio marito, ho deciso di dedicare il mio tempo ad essere mamma, abbandonando il lavoro. Non so se ora farei la stessa scelta.
All’età della preadolescenza dei miei figli e precisamente all’uscita dei Decreti Delegati (legge che si interessava della Scuola, degli insegnanti, dei genitori), ho attuato un’altra scelta. Questa scelta, vedendola a ritroso, è stata piuttosto scombussolante per la mia famiglia in quanto andava a scombinare tutti i ruoli. Vi spiego: mio marito ha dieci anni più di me, è un professionista, ora in pensione, molto preparato e molto serio, direi, molto tradizionalista che ha fatto molta fatica ad accettare una moglie che da “tutta casa” è diventata “tutta fuori”.
Lo scombussolamento è stato molto grande, io tenevo duro nella mia scelta, nonostante questa andasse a toccare gli equilibri familiari. Questo disequilibrio, ovviamente, ha portato conseguenze non indifferenti di cui hanno pagato lo scotto in prima persona i miei figli. Ma questo è un discorso che al gruppo non interessa e ritengo personale e che riguardi solamente loro.
Nel procedere nella mia scelta, la prima cosa che ho sentito di dover fare a livello di preparazione professionale è stato iscrivermi ad un Corso per Consulente Familiare biennale ad orientamento rogersiano. Ho sentito immediatamente che quanto stavo facendo non era sufficiente e, quindi, mi sono iscritta ad un Training quadriennale in Psicoterapia della Gestalt. Allora non era necessario essere laureati per entrare nelle Scuole né per diventare psicologi: l’elenco degli psicoterapeuti non esisteva. Formarmi in P.d.G. è stato un percorso molto arduo e difficile sia per la resistenza che soprattutto mio marito mi faceva, sia per quanto vivevano i miei figli, sia perché la sede del corso era in Sicilia. Allora il Training era strutturato in seminari di cinque giorni, il che significava, per me che venivo da Genova e non avevo la disponibilità di denaro che mi avrebbe consentito di prendere l’aereo, usare sette giorni lontana da casa di cui uno prima e uno dopo fatti nel treno di “terza” classe.
Ricordo che, eravamo in tre a venire dalla Liguria, eravamo sempre le prime ad arrivare e le ultime ad andare via. Per me l’impegno al Training, come quello alla mia psicoterapia erano sacri non li avrei saltati per nessuna ragione al mondo. La psicoterapia, come potrete immaginare, verteva molto sulla elaborazione della mia scelta e su tutto quanto la stessa comportava. Ce l’ho fatta, il mio diploma è stato centodieci con lode. Sono stata scelta come didatta esterno per il Training, come conduttore delle dinamiche e come psicoterapeuta dei corsisti.
Potete, credo, anche immaginare che cosa ha significato e comportato l’arrivo della Legge sugli Psicologi. Io non ero laureata e non lo sono tuttora, il che, come sapete, ha escluso me e altri come me in Italia dall’elenco degli Psicoterapeuti. La grande contraddizione, per quanto mi riguarda, a questo proposito è che io sono nell’albo degli psicologi in quanto psicoterapeuta e non in quello degli psicologi in quanto non laureata. Questa notizia mi è stata notificata con una raccomandata dall’O.d.P. Ricevuta la raccomandata sono andata dal Presidente dell’Ordine, che allora era Houlis, chiedendogli spiegazioni. Ero molto arrabbiata e alla domanda “e ora cosa faccio” ho avuto la risposta “fai quello che hai sempre fatto e lo chiami in altro modo”!!!! (sic) “E questo mi viene dal Presidente dell’O.d.P.: bella etica. Io, invece, continuerò a scrivere psicoterapia nelle fatture!!!!”. Cosa che invece non ho fatto perché al di là della rabbia iniziale ho capito che non potevo fare quello che avevo detto. Alla rabbia è seguita una ferita molto profonda che ho continuato a sentire per molti anni e, forse, solo da poco non ci sto più male nel ripensarci. Il dolore è stato legato al fatto che i miei genitori, i miei formatori, non hanno mosso un dito per difendere quegli allievi che pur avevano accettato nelle loro scuole. In Italia, poi, non eravamo tanti! Per molto tempo non ho potuto parlarne con serenità.
Ho avuto, allora, perito di parte la d.ssa Mansueto Zecca che ha dato parere positivo affinché fossi riconosciuta psicoterapeuta, contemporaneamente il perito dell’ordine di cui non ricordo il nome (strano eh!!!??) si è rifiutato di riconoscermi in quella veste.
La d.ssa Mansueto Zecca ha voluto sentirmi in separata sede e dimostrarmi tutto il suo rincrescimento per come erano andate le cose. Mi ha anche chiesto “ma scusi, lei perché non si è laureata dopo la morte di suo padre?”, ho risposto “perché ho dovuto al momento studiare cose più importanti di quelle che insegnano all’Università”, risposta “condivido”. Questo non significa che sottovaluti la formazione universitaria, ma per come stavano le cose nella mia professione già avviata, lo ritenevo non utile, mentre ritenevo utili altri aspetti formativi.
Questo grosso cambiamento ha comportato molte gravi conseguenze che, rispetto al lavoro, mi hanno tagliato un po’ le gambe.
Ho continuato lo stesso pur vedendo che ero esclusa da alcuni percorsi: gli allievi delle scuole non sono più potuti venire da me per la psicoterapia, per la supervisione e per altre cose ancora dove veniva loro richiesto l’Attestato che doveva essere rilasciato da uno psicoterapeuta.
Avevo, nel frattempo, quando ho preso la qualifica di Consulente Familiare, un’associazone l’AAIF (Ass. Ascolto Intervento Formazione) all’interno della quale c’era un Consultorio Familiare e la Scuola per Consulenti Familiari.
Prima dell’uscita della Legge per gli psicologi mi ero iscritta al Training Biennale in Supervisione nella Gestalt a Roma.
Nel ‘95 ho chiuso l’AAIF e ho creato insieme alla collega (un tempo mia allieva) Anna Giacobbe il Centro Metafora Gestalt.
All’epoca dell’AAIF ho svolto molta attività di volontariato; attività che piano piano non mi convinceva: ritenevo che le persone che si dedicavano al volontariato fossero impreparate e bisognose di una formazione più approfondita. Non ero neanche d’accordo sulla consulenza offerta gratis (questo pensiero risale a molto tempo fa: è proprio radicato in me).
Anna Giacobbe, piano piano ha giustamente voluto volare con le sue ali, e a sua volta ha costituito un suo Centro (il Centro Contatto) staccandosi dal Centro Metafora Gestalt costituito insieme a me.
Come attività nell’area professionale, in quanto fino a questo punto vi ho parlato della mia vita e del mio percorso formativo ho attivato Training alla Comunicazione Verbale Non Verbale, sul’Interazione Educativa, sull’Analisi Transazionale, dinamica di Gruppo a tema, ecc.
Ho scritto poco, mi riesce più facile e semplice aiutare qualcuno a scrivere che scrivere in prima persona.
Tornando alla mia formazione professionale ho conosciuto dapprima il lavoro corporeo gestaltico, poi quello bioenergetico e infine la danzamovimentoterapia che rimane al momento la metodologia psicocorporea che preferisco.
Ho promosso da diversi anni la Scuola di Formazione Professionale in Danzamovimentoterapia Gestalt triennale: potete trovare le informazione sul sito www.metaforagestalt.it. Ne sono la responsabile didattica e ho molti collaboratori esterni nazionali e internazionali.
Porto questa metodologia sul territorio nazionale e anche internazionale. Ultimamente ho integrato la DMT Gestalt con lo Psicodramma Analitico Individuativo co-conducendo con il collega Claudio Giacobbe un seminario per gli allievi. Ne siamo, Claudio ed io, rimasti moto contenti.
Non so cosa mi riserva il futuro, ma spero di attraversare altri territori e incontrare altre persone curiose e amanti della vita e della conoscenza nella maniera più umile possibile, dove l’umiltà è colorata di desiderio di imparare da qualsiasi persona o evento.
Ho scritto quanto sopra di getto e spero che non sia stato troppo lungo, ma soprattutto, troppo pesante da leggere.
No so se questo, come dicono Massimo e Maura, potrà servire a noi della lista, lo spero e invito anche altri, anziani e meno anziani, a lasciarsi conoscere.
Un’ultima passione, come strumento di contatto, Facebook!!!!!!
Un saluto cordiale, Mafalda
Mafalda Traveni Massella
Centro Metafora Gestalt
Via Trento, 20 /10
16145 Genova
tel 010/364955
fax 010/3107147
e-mail: danzaterapia@metaforagestalt.it
sitoweb: www.metaforagestalt.it
Cara Mafalda,
Vorrei dirti quanto è stato prezioso poter leggere il tuo intervento di presentazione sul sito.
Rispetto molto il tuo percorso, così come le tue scelte e ritengo che il tuo coraggio e la tua costanza nel dare la priorità a ciò che vale, prima che a ciò che è consuetudine, potrebbe essere da esempio ad altri, magari giovani, psicologi.
Il mondo è pieno di laureati incompetenti!
Nel mio piccolo, con una difficoltà molto minore per l’assenza di un contesto tanto complicato come quello che hai avuto tu, ho scelto una direzione che ritengo abbastanza simile: non ho fatto alcuna scuola di psicoterapia. La mia scelta si è basata sull’idea che la mia formazione me la volevo scegliere io, così come volevo decidere io chi sarebbero stati i miei formatori. Dopo 10 anni di lavoro individuale e gruppale, mi sentivo abbastanza scafata da cominciare a lavorare, cercando forme di supervisione e confronto, ma sempre in modo autonomo da indicazioni esterne, ed in contatto con i bisogni che percepivo in me.
Anche io, però, ammetto di aver patito molto, all’inizio l’assenza di riconoscimento di un percorso formativo alternativo a quello istituzionale, ma altrettanto formativo, presuntuosamente mi viene da dire… Forse migliore! Ancora oggi sento pungere qualcosa dentro, quando il collega di turno mi chiede “ma come? Non hai fatto/vuoi fare alcuna scuola di psicoterapia?”… Forse non ricordano che molti dei docenti delle nostre care scuole si sono formati in piena libertà di scelta, con un percorso che si sono scelti loro! La formazione ci deve essere, lo studio anche ed è fondamentale che accompagnino il cammino di ogni psicologo… Ma cosa studiare e come studiarlo, nel nostro mestiere, non ce lo può imporre un’altra persona, proprio perché il percorso è individuale, lo strumento, nella relazione con l’altro, siamo noi… Non si possono prendere teorie altrui ed applicarle meccanicamente! La formazione, così come la intendo io, è ricerca continua, riconoscimento dei propri bisogni, lavoro sui propri limiti, confronto con Altri accuratamente scelti!
Ancora grazie per la condivisione, che hai reso possibile raccontandoti.