Il senso di isolamento è un’esperienza comune, legata al fatto che nel nostro lavoro sperimentiamo in modo profondo molti cruciali momenti di passaggio e questo rende molto forte il bisogno di incontrare persone con cui condividerne lo stato d’animo.
Anche se lo scopo razionale è il confronto sulle idee, quello emozionale è: tranquillizzami, con la tua presenza amorevole e attenta, che ciò che sto pensando e facendo non è “sbagliato” e che tu sei disposto a pensarlo con me e ad aiutarmi ad arricchirlo senza demolirlo.
Sappiamo quanto la scienza “ufficiale” sappia troppo spesso negare, nei modi e nei contenuti, questo bisogno e soffochi in giochi di potere e prestigio molti buoni tentativi di farla progredire verso una teoria e una pratica più vicine all’uomo.
Seguendo la nostra spinta, abbiamo, negli anni, incontrato, in tante occasioni, molti colleghi, di orientamenti, esperienze ed età diversi, e abbiamo visto che nel nostro territorio esistevano diversi luoghi in cui la coesistenza fra legami affettivi e interessi culturali aveva prodotto esperienze ricche, ma un po’ nascoste, potremmo forse meglio dire: protette.
Ci piacerebbe che questo progetto, mantenendo e valorizzando quello spirito di “stare insieme amichevolmente per fare scienza”, cioè il senso di un’amorevole e attenta presenza reciproca, diventasse un luogo di scambio fra le diverse esperienze, ricostruendo e delineando insieme lo stato dell’arte della Psicologia in Liguria.
Benvenuti sono quindi i contributi, mai o già pubblicati e discussi, progetti ed esperienze passati o attuali, “sogni nel cassetto” che hanno bisogno di trovare ossigeno in uno scambio alla pari.
Questo è il primo, fondamentale livello e scopo di questo progetto: la scoperta della Psicologia in azione in Liguria.
Il contributo di tutti potrebbe aiutare a rispondere, ad un secondo livello, ad alcune domande.
Qual è la vocazione della Psicologia in Liguria?
Verso quali campi si orienta?
In quali modi e con quali strumenti li affronta?
Quanto sa comunicare su ciò che fa e come lo fa?
Qual è il peso della ricerca, in senso stretto e in senso lato, nell’ambito psicologico ligure?
Ciascuno di noi addetti allo studio e alla pratica della Psicologia si è trovato a vivere esperienze professionali diverse, nel corso della sua vita: c’è chi ha lavorato in ambito pubblico, chi in ambito privato o libero professionale, chi è coinvolto in attività di ricerca, chi in ambito sociale, ecc ecc.
Inoltre ognuno fa riferimento a uno o più modelli teorici e pratici, sia aderendovi fedelmente, sia in modo innovativo.
L’esperienza di noi tutti potrebbe essere un interessante indicatore di come teorie e pratiche nate altrove abbiano trovato una declinazione particolare sul territorio.
Il fatto, che sembrerebbe avere una certa diffusione, di colleghi che si sono formati in più approcci o li hanno studiati e integrati aprirebbe un’interessante riflessione su una tendenza a innovare attraverso l’integrazione.
L’ultima domanda cui provare insieme a rispondere potrebbe essere: che cosa pensiamo che la Psicologia potrebbe fare per un territorio come quello ligure?
Per rispondere a questa domanda dovremmo fare appello ai bisogni percepiti durante l’incontro con le persone, con i gruppi intra ed extraistituzionali con cui siamo venuti in contatto.
Costruire insieme un quadro così complesso sicuramente non è semplice, forse è addirittura impossibile.
Possibile, perché lo abbiamo già constatato, è dar l’avvio a uno scambio allargato che trasmetta a tutti noi la sensazione di far parte di un consesso attento e disponibile, competente, ma solidale in cui non ci sia bisogno di sgomitare o prevaricare per ricevere attenzione o esprimere un’idea interessante.
Personalmente sento che non c’è niente di più scientifico dello sguardo di un bambino e credo che, se noi riusciamo, aiutandoci reciprocamente, a coltivarlo e conservarlo intatto, libero dall’esser costretto a vedere “ciò che i genitori vogliono che lui veda”, pena il farlo sentire non amato, avremo fatto un buon lavoro per tutti noi e per la Psicologia.
Maura Rossi