5 Responses to “Esame di stato: vogliamo parlarne? …e parliamone ancora… (Elisabetta Sacchi)”

  1. Massimo says:

    Da Sara Guidi: guidi.sara@libero.it

    Anche a me fa male tornare sul tasto esame di stato. Sono stata bocciata la prima volta, probabilmente ingiustamente, sono stata davvero molto male e ci ho messo tanto a farmene una ragione. Tutto è stato superato ovviamente in seguito alla successiva promozione. Spero con le mie poche parole di far sentire a chi è stato bocciato che non è l’unico “sfigato”… Anche se quando me lo dicevano non ci credevo e non mi interessava, ora concordo sul fatto che quell’esperienza di vita, quel dolore, sia stato un fattore che ha influito sulla mia crescita personale, anche se mi è costato tanto.
    Sara

  2. Massimo says:

    Da Laura Tonda: lauraeandrea2@virgilio.it

    Ciao a tutti.
    Dopo aver dato l’esame di stato tre anni fa (credo) posso dire che è stata sicuramente un’esperienza stressante ma non altrettanto “formativa”. Leggendo le considerazioni fatte alla lista da chi è intervenuto fino ad ora, mi è tornato alla mente lo stress, l’agitazione… e una domanda che mi facevo durante lo svolgimento delle prove: cosa vorranno da me? E’ così che ho tentato di superare il fosso: cercando di assecondare le aspettative. Non ho trovato né cani, né cafoni (sono stata fortunata), ma ora mi domando a cosa sia servito, in cosa mi abbia “formato”.
    Al contrario non finirò mai di ringraziare Massimo e Maura, da cui ho fatto il tirocinio, una delle esperienze formative più coinvolgenti della mia vita.
    Un caloroso abbraccio a tutti ed un in bocca al lupo a chi si trova ancora al di là del guado!
    laurat

  3. Massimo says:

    Da Sabrina Ravazza: sabrav3@yahoo.com

    In considerazione del fatto che mi sono appena laureata e il prossimo scoglio sarà proprio l’esame di stato, sto seguendo da una posizione silente, tutto ciò che si dice in suo riferimento. Tuttavia volevo rispondere a Elisabetta, dato che quanto ha scritto, rivolgendosi a Paola, dato che mi ha toccato in modo decisamente profondo. Diciamo che ha colto nel segno! Cioè io, in molte occasioni della mia vita, ho visto scemare un po’ il convincimento in me stessa, cosa che, per esempio, ha fatto si che non sia mai riuscita a utilizzare la mia prima laurea in biologia, ed il bagaglio di conoscenze legate a questa, che ha rappresentato la mia prima passione. Ora, a laurea conclusa (in psicologia questa volta), mi sento di nuovo in un momento di stallo, ma sono ben consapevole che è il tempo per tirar fuori il coraggio, o la forza, e comunque la determinazione per fare qualcosa che mi piace e ritengo bello e utile.Credo che il post-laurea sia una fase
    critica per molti,in cui tanti ci si lascia andare all’evidenza che “è troppo difficile lavorare nel settore”. Comunque tutti si è confusi e dubbiosi sul da farsi: scuola di psicoterapia o no? quale scuola? dove? per andare verso che cosa in particolare?….
    Per questo cara Elisabetta, ho apprezzato molto le tue parole e ti ringrazio, anche perchè il tuo esempio è quello di chi ha vinto. Credo che più o meno tutti, nel corso del proprio percorso si possa attraversare momenti di empasse o di scoraggiamento, ai quali è più facile cedere che tener duro.
    E allora, ce ne vorrebbero di esempi e parole come le tue, in certi casi, dato che il sostegno e l’esempio altrui possono rappresentare quel “quid” di incoraggiamento che aiuta a sbloccare.
    Per quanto riguarda l’esame di stato, da quanto si dice, è l’ennesima pagliacciata all’italiana, come lo fu quello che sostenni per l’abilitazione all’esercizio di biologo. Una vera presa in giro!
    Che dire ancora? Purtroppo ci tocca.

    Ciao Elisabetta e ciao a tutti!

    Sabrina Ravazza

  4. Massimo says:

    Da Giovanna Ferro: giovannaferro.psi@libero.it

    Mi son laureata nel ’94 ed ho fatto poi l’esame di stato, a Padova. Bocciata 1 volta allo scritto… sono andata avanti. Andata avanti nel mio percorso di studi e di vita, ma non in maniera rassegnata. E’ vero ci sono prof. che ti fregano in maniera elegante, altri che sono competenti ed altri ancora indecenti da tutti i punti di vista.

    L’esame di stato, secondo me, fa parte (per come è stato impostato) di quella serie di cose con un senso molto discutibile (a parte quello economico per rimpinguare le casse di università e altro) però di lì bisogna passare. Ci si potrebbe anche mobilitare per farlo rivedere…

    Non è una prova di coraggio (perchè il coraggio nella vita è altro), è un’esperienza di vita, ed ognuno di noi ne vede tante; però dobbiamo sentirci in diritto di scrivere su tutte le schifezze che vediamo e viviamo perchè altri psicologi e cittadini sappiano quello che succede e perchè non si perda mai la voglia di provare a cambiare!!! e di vivere con consapevolezza quello che ci circonda. E’ faticoso, ma credo che ne valga la pena.

    Un caro saluto,

    Giovanna

  5. Massimo says:

    Da Paola Brolis: paolabrolis@yahoo.it

    Io non sono scappata!!!!!!! Diciamo che ho preso una pausa, e sto portando
    avanti altri progetti.
    Da quasi un anno (a fine aprile) mi sono trasferita a Londra,sono membro
    della British Psychological Society e sto lavorando come assistente
    psicologa in ospedale….qui l’esame di stato non serve! Si chiama
    MERITOCRAZIA: se dimostri che vali, hai opportunitá. Purtroppo l’Italia é
    ancora molto indietro in questo…e lo sará ancora per molto considerato il
    tipo di persone che fanno parte della “commissione” esami di stato.
    Visto che faccio parte del vecchio ordinamento,ridaró l’esame a
    novembre,probabilmente a Genova,la cittá in cui vivo,anzi vivevo..
    Un grazie a Elisabetta,e un bacione a tutti voi!!!

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