Da Chiara Ghirardo: prescinsea@hotmail.it
ciao a tutti,
la mia esperienza non è stata traumatica, ma alquanto deludente direi.
soprattutto per quanto riguarda la seconda prova, quella della diagnosi clinica.
di fronte a un quadro clinico misto e non chiaro (sintomi ansioso-depressivi, AP) non mi sono voluta esporre con una diagnosi certa (volevano disturbo bipolare misto) e il mio atteggiamento prudente è stato letto come ignoranza da una parte della commissione. sono stata richiamata quindi due volte -subito dopo lo scritto- a sostenere oralmente il mio punto di vista. c’era malcontento nella commissione, ma alla fine l’ho spuntata. mi è stato detto che mi dovevo esporre di più. io ho ribadito che mi esponevo nel non riuscire a stabilire in base al materiale cartaceo a mia disposizione un quadro certo, che avrei avuto bisogno di un ulteriore approfondimento, di altri colloqui e magari di reattivi…mi hanno risposti secco che il testo a mia disposizione era più che esplicito (la maniacalità del pz si ‘nascondeva’ nella seguente frase di due righe con cui si concludeva il caso clinico “di solito Giorgio è pieno di energia, ha molti interessi…”). se a loro basta questo per diagnosticare una fase maniacale…a me no. durante la preparazione all’esame di stato ero stata indottrinata dalla mia tutor riguardo all’importanza del rimanere umili e sul piano dell’ipotetico. ‘non siete degli psicoterapeuti!’, diceva.
alla terza e ultima prova dopo aver bocciato la ragazza prima di me -incinta all’8° mese- sono stati ‘bravi’ nel senso che mi hanno trattata con un pò più di considerazione e in tono più professionale mi hanno ascoltato… ma che tristezza…
tempo finito. scusate se son stata telegrafica ma anita detta ‘benita’ chiama. ciao
Chiara Ghirardo
abilitata in data 9 gennaio 2009 a Torino
la mia esperienza non è stata traumatica, ma alquanto deludente direi.
soprattutto per quanto riguarda la seconda prova, quella della diagnosi clinica.
di fronte a un quadro clinico misto e non chiaro (sintomi ansioso-depressivi, AP) non mi sono voluta esporre con una diagnosi certa (volevano disturbo bipolare misto) e il mio atteggiamento prudente è stato letto come ignoranza da una parte della commissione. sono stata richiamata quindi due volte -subito dopo lo scritto- a sostenere oralmente il mio punto di vista. c’era malcontento nella commissione, ma alla fine l’ho spuntata. mi è stato detto che mi dovevo esporre di più. io ho ribadito che mi esponevo nel non riuscire a stabilire in base al materiale cartaceo a mia disposizione un quadro certo, che avrei avuto bisogno di un ulteriore approfondimento, di altri colloqui e magari di reattivi…mi hanno risposti secco che il testo a mia disposizione era più che esplicito (la maniacalità del pz si ‘nascondeva’ nella seguente frase di due righe con cui si concludeva il caso clinico “di solito Giorgio è pieno di energia, ha molti interessi…”). se a loro basta questo per diagnosticare una fase maniacale…a me no. durante la preparazione all’esame di stato ero stata indottrinata dalla mia tutor riguardo all’importanza del rimanere umili e sul piano dell’ipotetico. ‘non siete degli psicoterapeuti!’, diceva.
alla terza e ultima prova dopo aver bocciato la ragazza prima di me -incinta all’8° mese- sono stati ‘bravi’ nel senso che mi hanno trattata con un pò più di considerazione e in tono più professionale mi hanno ascoltato… ma che tristezza…
tempo finito. scusate se son stata telegrafica ma anita detta ‘benita’ chiama. ciao
Chiara Ghirardo
abilitata in data 9 gennaio 2009 a Torino