Da Viviana Leveratto: vivianaleveratto@fastwebnet.it
Ho svolto l’esame di stato durante la stessa sessione di Chiara ma eravamo con due diverse commissioni (ci siamo incontrate lì insieme ad altre due colleghe e, almeno questo, è stato un piacevole evento…in certe situazioni, vedere visi noti con cui condividere lo stesso percorso dà un po’ di sollievo).
La prima prova è andata abbastanza bene: tutti e tre i titoli scelti dalla commissione erano molto generali e permettevano di affrontarli da qualunque ottica si preferisse. La sola cosa che mi ha creato un po’ di difficoltà è stato il tempo a nostra disposizione: avevamo due ore e, personalmente, l’ho trovato un tempo ridotto per svolgere con attenzione un tema, rileggerlo, curarsi della forma…senza contare l’ampio ritardo con cui si è presentata la Commissione che certo non ha favorito la gestione dell’ansia.
La seconda prova: certamente una prova di reazione allo stress oltre che di essere in grado di ipotizzare una diagnosi e di interpretare dei test…dopo lo svolgimento (in un’ora! Anche questo l’ho trovato un tempo un po’ troppo ridotto per ragionare sul caso, già lungo tre pagine… ) siamo stati portati in una stanzetta sotterranea, scortati, con il divieto di parlare e accompagnati alla toilette se avevamo necessità di andarci (personalmente ho trovato questa modalità un po’ esagerata, anche se posso capire, fino ad un certo punto, l’esigenza di non farci confrontare tra noi prima dell’orale). Siamo stati chiamati uno ad uno a svolgere il colloquio orale sul nostro elaborato e, alla fine di questo, ci hanno fatto accomodare in un’altra stanza, con l’obbligo di proseguire il silenzio, senza rivelarci il motivo di ciò. La commissione ha svolto i colloqui orali divisa a coppie: io sono stata fortunata perché ho trovato una persona, in particolare, molto affabile che ha saputo mettermi a mio agio ma ho sentito racconti di altri colleghi capitati da persone che si sono poste molto male nei loro confronti, non favorendo assolutamente la tranquillità dell’esaminando. Quando tutti ci siamo trovati nella seconda stanza (quindi quando tutti abbiamo terminato il nostro colloquio), siamo stati chiamati uno ad uno di fronte alla Commissione che ci ha comunicato se avremmo avuto accesso all’orale o no. Mi sono stupita della quantità di persone respinte e di quante erano lì per la seconda o terza volta. Non mi aspettavo tutta questa severità, soprattutto perché le persone, più grandi, con cui avevo parlato dell’esame di stato, me lo avevano descritto quasi come un proforma…mi sono resa conto di quanto fossi ignara e quindi quanto ho rischiato (da un lato meno male perché, se avessi saputo, sarei stata ancora più in ansia di quanto fossi già).
L’orale: credevo fosse una vera e propria formalità, sullo svolgimento del tirocinio post lauream. In effetti l’argomento di discussione è stato solo questo, peccato che, all’interno della Commissione ho trovato un membro che si è accanito, in un modo molto arrogante, su un particolare: sosteneva che non era corretto che al Gaslini venissero somministrati test neuropsicologici, messi a punto per anziani. Sosteneva, inoltre, che avessi sbagliato a scrivere gli autori relativi a tali test. Con molta calma ho risposto che conoscevo bene quei test in quanto li ho somministrati per la mia tesi di laurea sui deficit linguistici nel trauma cranico (sottointeso ho tentato di far capire che mi pareva molto strano che la mia tesi, letta e corretta più volte da molti docenti contenesse errori sugli autori dei test!…Ma non credo che abbia colto la mia, troppo sottile, comunicazione) e che le modalità di siglatura per adulti e bambini è differente, infatti, c’è una casistica sui bambini di cui si sta occupando un ricercatore al Gaslini. Ha continuato per un bel po’ a parlarmi della questione in un modo estremamente irritante e screditante verso il lavoro altrui, da lui non conosciuto e quindi considerato semplicemente sbagliato tanto che un membro della Commissione gli ha comunicato che, se aveva piacere, poteva continuare la conversazione con me, fuori. Lui ha risposto che anche quello contribuiva a decidere il mio voto. Non è stato tanto cosa mi ha detto ma come lo ha fatto: mai vista una persona più sgradevole in sede d’esame. Non so se sono riuscita a dare un’idea, vi giuro che mi ha fatto venire voglia di bucargli le gomme della macchina per il modo in cui mi ha trattata (e non è così facile farmi arrabbiare!!!). Volevo mandargli un’email (so chi è) con la spiegazione approfondita delle ricerche effettuate al Gaslini, dato che sembrava non convinto della casistica in questione e magari anche una copia sui test ed i relativi autori ma poi ho lasciato perdere. L’importante è che sia andata bene ma vi assicuro che non mi ha lasciato per nulla un bel ricordo quest’esperienza.
Un saluto a tutti,
Viviana.