Da Viviana Leveratto: vivianaleveratto@fastwebnet.it
A me l’esame di stato è servito per rivedere tante cose alla luce dei miei 5
anni di studio e del mio anno di tirocinio, quindi sotto un’ottica più
consapevole della disciplina…E’ stato un riprendere il filo di tutte le
mille materie studiate all’Università ed organizzarle in un insieme più
completo (diverso dalla somma delle parti!) e con un’esperienza dietro che
mi ha permesso di comprendere le cose sicuramente meglio rispetto a quando
ho dato gli esami per la prima volta…Non so, come rivedere il puzzle
completo fatto tempo fa…Non credo che questo serva effettivamente per
esercitare la professione, assolutamente…ma a me è servito per questo, per
rivedere tante cose con maggior consapevolezza rispetto a prima. Inoltre, mi
è servito per acquisire maggior sicurezza in me stessa. Non l’ho trovato un
impegno inutile, per niente. Certo, ho incontrato una persona sgradevole,
che mi ha trattata male gratuitamente ma nella vita non sarà la sola che
incontrerò probabilmente.
Un appello a coloro che devono ancora sostenere l’esame: non lascatevi
allarmare dai nostri racconti. E’ vero, è un esame che forse va maggiormente
a fortuna rispetto a quelli universitari, è un grosso studio perché implica
rivedere tante cose studiate molto tempo fa ma tutto sta
nell’organizzazione: non occorre ripassare tutto (sarebbe impossibile) ma
fare uno studio intelligente ed organizzato prendendo una teoria di
riferimento per ogni argomento principale. Poi molto varia in base alla sede
in cui si dà l’esame. Il mio consiglio è scegliere la sede dove si ha
studiato (se possibile) così si conosce, indicativamente, cosa viene
considerato più importante e cosa meno (a Torino, ad esempio, è improbabile
che esca un tema di Psicologia Generale…più facile che escano temi “caldi”
tipo relazione terapeutica, il colloquio clinico, l’attaccamento…). Molto,
poi, come dice Elisabetta, sta nella volontà e nella fiducia in se stessi.
Non che io non avessi paura ma sono partita con l’idea che non potevo
assolutamente permettermi di non passarlo perché mi ero già iscritta ad una
scuola di specializzazione (che ora non so se proseguire o meno ma va bè…)
e avrei perso l’anno! Nella mia mente non era concepibile non superare
l’esame. Non sto consigliando di fare questo (mi rendo conto che non è
affatto sano questo ragionamento!!!) ma la volontà e la fiducia in se stessi
è fondamentale non perderle.
Non è insormontabile comunque. Poi è giusto lamentarsi una volta dato perché
è sicuramente stressante però si fa, tranquilli. Se avete bisogno di
materiale o suggerimenti per Torino sono a disposizione.
Un saluto a tutti,
Viviana.
Da Marcella di Pietro: marcella.dipietro@libero.it
Concordo con Viviana….ci sono sempre almeno due sguardi, due vertici dai quali guardare ciò che ci accade ed impostare il lavoro…..se è vero che un pò come per tutti gli esami anche quello di stato è un terno al lotto..è vero anche che è una grande possibilità per fare sintesi o forse per sistemare meglio le nostre conoscenze e da quelle partire per la propria professione futura…per me è stato un momento di forte consapevolezza della mia preparazione…
Bruno Bara dice sempre che la differenza tra un terapeuta che ha letto tanti libri ed uno che ne ha letto pochi si vede…non sottovaluterei per nulla l’aspetto formativo che nasce dal padroneggiare teorie, ipotesi di ricerca ed esperienze cliniche che troviamo nei libri in preparazione all’esame di stato…
in questi giorni in cui condivido con voi la preparazione ma all’esame di specializzazione in psicoterapia cognitiva ( a Torino)
mi sento di incoraggiarvi in “quest’avventura dell’esame di stato” con lo sguardo di chi sa trarre profitto da ogni esperienza…Buono studio..marcella