Da Viviana Leveratto: vivianaleveratto@fastwebnet.it
Ciao a tutti,
Sono una delle persone della ML che ha partecipato, con piacere, al seminario di Mafalda in DMT Gestalt sulla relazione a livello individuale, duale e gruppale.
Provo a fare un resoconto dell’esperienza.
Al seminario hanno partecipato dieci persone, si è svolto in una palestra e si è articolato in due giornate nella prima delle quali Mafalda ha, per cominciare, dato un quadro di riferimento teorico a quanto stavamo per sperimentare. Ci ha quindi parlato dell’approccio gestaltico, che ha una visione olistica dell’essere umano in rapporto con l’ambiente e ne considera gli aspetti di consapevolezza (il “qui ed ora”) e di intenzionalità (il “now for next”). Si focalizza, inoltre, sulle potenzialità relazionali, creative ed espressive della persona, osservandole nel suo modo di entrare in contatto con l’ambiente. Nella pratica di questo approccio si utilizzano metodologie verbali e non verbali rivolte all’individuo, alla coppia, alle famiglie e al gruppo.
Mafalda ci ha parlato, inoltre, della DMT (danzamovimentoterapia) Gestalt che si basa sull’Expression Primitive, fondata da Herns Duplan e sviluppata, a livello psicoterapeutico, da una sua allieva, psicoanalista francese (France Schott-Billmann).
Questo tipo di approccio è in grado, attraverso l’espressione corporea, di riattivare emozioni e ricordi, tocca le radici dell’uomo e consente di collegare le pulsioni a rappresentazioni simboliche, permettendo una riorganizzazione positiva dello psichismo(viene utilizzato con buoni risultati anche con pazienti psicotici).
Il primo giorno del seminario è proseguito con un’esperienza pratica che è consistita nell’esecuzione di una serie di espressioni verbali e non verbali(abbiamo utilizzato il movimento, la voce, i gesti). Queste manifestazioni possono essere viste come un viaggio simbolico e come una comunicazione di se stessi attraverso il corpo, resa possibile dall’esistenza di un’omologia tra le strutture corporee e le strutture psichiche (anche inconsce). Abbiamo lavorato sulla verticalità, sul peso, sulla forma, sul ritmo, sullo spazio, sui piani, sulle direzioni, sulla propriocezione e, attraverso questi aspetti, ci è stato possibile esplorare noi stessi e l’ambiente.
Esemplificando, abbiamo cominciato con una presentazione ritmica (per farvi capire…”marciando sul posto”, abbiamo svolto un “gioco” per cercare di imparare i nostri nomi). Dal momento che il linguaggio simbolico attinge anche a rappresentazioni collettive, abbiamo poi svolto una parte rituale in cui, come se ci trovassimo in una tribù, ci siamo salutati tra noi, ci siamo orientati nelle quattro direzioni (nord-sud-ovest-est) e abbiamo invocato il cielo, la terra e l’orizzonte (tutto ciò sempre attraverso il movimento e le espressioni non verbali). In seguito abbiamo messo in movimento parti del nostro corpo (gambe, busto, spalle, braccia) ed esplorato l’ambiente attraverso i sensi, cercando quindi di focalizzarci sul colore, la forma, il materiale, il rumore, l’odore del mondo circostante.
Alla fine della giornata c’è stato un momento di elaborazione di quanto avvenuto e di confronto sulle emozioni vissute da ognuno dei partecipanti durante l’esperienza.
La seconda giornata del seminario è stata incentrata sulla relazione(con noi stessi, con gli altri, con l’ambiente). Ci sono stati momenti di “danza libera”, durante la quale ognuno dei membri del gruppo ha messo sotto forma di gesti la propria persona (con le proprie emozioni e qualità)e momenti di interazione con l’altro e con il gruppo attraverso il movimento, il disegno, la voce (anche in questi casi, nel modo di interagire con gli altri, sono emerse caratteristiche personali).
Un esempio di relazione duale, che mi è piaciuto molto, è stato quando ci siamo divisi a coppie e, sul sottofondo di una musica, ciascuna delle coppie ha creato un disegno attraverso un tratto grafico alternato (appena un membro della coppia si interrompeva, l’altro riprendeva il tratto da dove il partner l’aveva concluso). Dopo aver dato un nome al proprio disegno, ciascuna coppia ha “dato corpo” ad esso, creando una danza. Un altro esempio è costituito da un’interazione attraverso vocalizzi nella quale ognuno dei membri di una coppia aveva il compito di rispondere all’altro rispettando un tempo definito (talvolta è emersa una difficoltà a rispettare i turni, che si è risolta con l’aiuto di altri membri del gruppo).
In un altro momento ad ognuno di noi è stato consegnato uno spago colorato (simbolo della relazione)che doveva essere tenuto teso (simbolo della forza della relazione) mentre esploravamo lo spazio ed il nostro corpo in esso.
Dalla relazione con noi stessi si è passati alla relazione duale attraverso una danza a coppie dove i nostri spaghi dovevano incontrarsi senza mai perdere tono (in questo caso alcuni sono riusciti ad entrare subito in sintonia tra loro, altri hanno avuto maggiori difficoltà),infine abbiamo creato una danza di gruppo, nella quale ognuno dei membri era legato all’altro tramite lo spago teso, in un gioco di incontri, “annodamenti” e ”snodamenti”. Anche in questa occasione è risultata evidente la modalità di ciascuno di noi di stare in relazione con l’altro (chi tendeva a seguire gli altri, chi prendeva l’iniziativa e si faceva seguire dalle persone…).
Un altro gioco che mi è piaciuto in particolar modo è quello sulla fiducia: un membro di ogni coppia ha condotto l’altro, che aveva gli occhi chiusi, per la palestra; in seguito tutti coloro che avevano gli occhi chiusi sono stati “scolpiti” dal gruppo dei “vedenti” come fossero una statua che, infine, si è animata in una danza di gruppo e poi singola, prima di aprire nuovamente gli occhi (anche in questa occasione sono emerse cose importanti per ciascuno di noi, a me, ad esempio, è stato detto che, mentre durante il mio periodo “cieco” ho danzato in modo fluido, lasciandomi maggiormente andare, appena aperti gli occhi mi sono irrigidita).
In tutte le esperienze, intervallate da momenti di elaborazione che ci hanno aiutato a comprendere il significato di ciò che stavamo facendo, mi è apparso chiaro come il corpo abbia effettivamente capacità comunicative molto esplicite e come le espressioni corporee, con l’opportuna formazione, possano essere utilizzate anche a fini terapeutici.
Spero di essere riuscita a fare un resoconto sufficientemente comprensibile di quella che è stata la nostra esperienza pratica…
Un saluto a tutti,
Viviana.