Salve a tutti, anch’io a Dicembre ho superato l’esame di Stato ed eccomi allora a ricordare insieme a voi un’esperienza purtroppo spiacevole, che certamente fa poco onore ai membri di una Commissione esaminatrice così importante.
Io partivo con la convinzione che l’esame fosse qualcosa di completamente diverso dalle solite prove universitarie, insomma “L’esame che abilita alla professione” e che quindi richiedesse, in un certo senso, un superamento delle nozioni frammentarie acquisite nel corso degli studi, che puntasse sullo sforzo di reintegrare un po’ tutte le informazioni in una visione d’insieme della psicologia, più articolata, tesa maggiormente ad unificare il sapere piuttosto che frazionarlo e disperderlo…così pensavo io (così continuo a pensare!), ma ahimé così non pensavano affatto loro!
Ho svolto le prime due prove scritte ed in seguito l’orale che verteva sul caso clinico con buoni risultati (parlando in termini di votazione), ma avevo subito notato che l’atteggiamento dei membri nei nostri confronti era tutt’altro che rispettoso…
Al primo scritto i membri sono arrivati con un’ora e mezza di ritardo mentre noi congelavamo (letteralmente intendo!) seduti fermi con cappotto e sciarpa in un’aula dove non era acceso il riscaldamento, mentre alla seconda prova relativa al caso clinico sembrava di stare sotto sequestro
della polizia, nessuno diceva niente a nessuno, per cui, nonostante le richieste, non ci era dato sapere se avremmo fatto o meno l’orale relativo al caso svolto ed eventualmente con che criterio ci avrebbero chiamato…nulla! Ho aspettato un’oretta in un seminterrato per essere poi scortata davanti a due membri della commissione, i quali si sono dimostrati disponibili al dialogo, mi hanno chiesto qualche delucidazione sullo scritto ed infine mi hanno congedato dicendo che andava tutto bene.
Uscite le votazioni del secondo scritto ho iniziato a tranquillizzarmi un po’ e mi sono concentrata a rivedere mentalmente i passaggi del tirocinio, visto che doveva essere uno dei quesiti dell’orale finale e difatti l’ultima prova consisteva in un’unica importante domanda: “Ci parli della sua esperienza di tirocinio”.
Bene, dovete sapere che io ho svolto questa bellissima esperienza, per entrambi i semestri, con Massimo e Maura ed è risultata un vero e proprio volano per spunti, arricchimenti, conoscenze, crescita professionale e
personale…pertanto parlarne non poteva che essere gratificante, facile…direte voi! Meglio di così cosa si poteva chiedere?
E invece no, qui casca l’asino…disastro totale!
In commissione c’era un soggetto incazzato con il mondo intero (sì, proprio lo stesso di cui hanno già parlato Viviana ed Elisabetta), che si è accanito contro di me, alzando peraltro il tono della voce a dismisura,
non appena io ho raccontato della modalità di lavoro in coppia utilizzata dai due psicoterapeuti.
Ho spiegato di come lo studio non seguisse un approccio psicoterapeutico rigido e predeterminato e di come il rapporto terapeuta-paziente andasse sviluppandosi tenendo conto delle esigenze e delle richieste della persona all’interno dei contesti relazionali che essa portava in seduta e dei differenti momenti evolutivi che stava vivendo.
Il tipo mi ha squadrato dal basso all’alto e mi ha chiesto come mai non mi ero interessata di controllare la “legalità” del tirocinio. Io, sempre più basita, ho risposto che si trattava di due professionisti stimati di
Genova, che lavorano da tantissimi anni con impegno e professionalità e che hanno collaborano con l’Ordine degli psicologi, ma lui non era assolutamente d’accordo ed ha ribadito che questo modo di lavorare non essendo contemplato dalla bibliografia attualmente a disposizione (di cui lui ovviamente era a conoscenza, come se racchiudesse in sé tutto lo scibile umano!) non poteva certamente considerarsi valido…
Io non credevo alle mie orecchie, ho ribattuto dicendo che questa sede era nell’elenco che la loro Università di Torino aveva scelto per le sedi fuori regione e che pertanto metterla in discussione non mi sembrava molto sensato…insomma, esisteva una Commissione Tirocinio o no?
La discussione si è fatta sempre più accesa ed il tipo non accennava a mollare la presa, tanto che un altro membro della Commissione (quello che mi aveva interrogato all’orale del caso clinico) è intervenuto dicendo che nella relazione avevo scritto alcuni passaggi interessanti sull’agire con cautela nel rapporto con l’altro…
Ma ecco che “L’incazzato” (assomiglia un po’ all’Innominato dei Promessi Sposi, ma almeno quello ad un certo punto si redime!), con in mano la mia relazione, interviene sopra le parole del collega aggiungendo: “Certo, ma la candidata ha scritto anche che in questo studio dove ha svolto il Tirocinio non si segue un approccio psicoterapeutico rigido e predeterminato… quindi (aggiunge di suo pugno) senza aver chiaro un
preciso modello di riferimento!…A questo punto si interrompe bruscamente e mi dice torvo: “Ma lei lo sa che uno psicologo ad orientamento psicodinamico non dovrebbe neppure salutarsi per strada con un altro ad indirizzo bioenergetico?!”.
Io vi giuro che sono rimasta di sasso…non mi sembrava che quelle parole potessero realmente uscire dalla sua bocca, quella di uno psicologo per giunta, uno che in teoria avrebbe dovuto farsi garante di abilitare nuove leve di professionisti psicologi cum granu salis!
Dentro la mia testa avrei voluto rispondergli soltanto che chi toglie il saluto ad un collega per siffatti motivi, altro non è che un gran maleducato (e avrei aggiunto persino un’idiota), ma in quella sede mi sono moderata e ho risposto educatamente che la cosa mi sembrava personalmente un po’ esagerata…
Il tipo mi ha bloccato nuovamente, alzando bruscamente il tono della voce e mi ha ribattuto acido: “SONO DUE MONDI DIVERSI, DUE LINGUE OPPOSTE CHE NON POSSONO COMUNICARE TRA DI LORO!”.
A questo punto mi sono cadute davvero le braccia ed ho capito che non aveva alcun senso discutere e confrontarsi con il suo “delirio”, io ero lì per passare un esame, non me la sentivo di mandare tutto a quel paese ed ho gettato la spugna, dicendo: “Mi spiace, ma questa è stata la mia esperienza, per cui non posso dire nient’altro”.
In cuor mio volevo solo che mi lasciassero andare, non ne potevo più, non mi sentivo affatto rispettata, né come studentessa, né come futura collega, né come persona…non era un confronto, ma una battaglia ed io non avevo armi (in realtà non immaginavo che l’esame di Stato dovesse essere uno scontro contro qualcuno! Mah!).
Accidenti! E questi individui sono psicologi, psicoterapeuti…ma poveri i loro pazienti! Che cosa ne è della relazione ? Del non giudicare a priori?… insomma di tutte quelle caratteristiche a mio parere fondamentali per svolgere bene questo lavoro?
Vi dico solo che tornata a casa distrutta, ho aperto i risultati dell’orale su Internet e con mia sorpresa ho appurato che mi avevano abilitata, ma con il minimo dei voti! L’amarezza era non tanto per il voto quanto per il gesto svilente di abbassarmi il voto di ben 15 punti, quasi a farmi pagare lo scotto di aver apprezzato un tirocinio che loro giudicavano (senza conoscerlo neppure) a dir poco deprecabile. Ero incazzatissima, ve lo giuro! Al momento volevo scrivere una lettera di reclamo all’Ufficio Tirocinio, ho anche pensato se non era il caso di ritornare a Torino e richiedere un colloquio con la presidente della Commissione (che durante l’esame non ha proferito parola per non mettersi contro l’Incazzato o forse perché la pensava alla stessa maniera!), ma poi, riflettendoci su, non me la sono sentita, non ne valeva la pena!
Perché dovevo ulteriormente battermi contro questa gente? Ero stanchissima ed ho deciso di godermi solo il fatto di aver superato definitamene questo ostacolo.
Quello che mi lascia rattristata è però comprendere che ciò che per loro abilita alla professione è esattamente l’opposto di come io intendo formarmi, di come vedo la professionalità dello psicologo: ciò che ai loro occhi (di certo non vedono al di là del loro naso) è abilitante, per me risulta, invece, svilente!
E pensare che ad oggi il fatto che vi siano molte teorie-tecniche psicoterapeutiche, spesso ben strutturate e piuttosto efficaci, credo renda implicita l’idea che sia possibile ed utile un confronto fra di esse in termini integrativi più che contrappositivi, o no?
Le attività dello psicologo sono ormai uscite dai loro ambiti originari di intervento per ampliarsi all’integrazione forte con altri professionisti di diversa formazione e la necessità di ri-orientare la prestazione psicologica alla luce di una visione globale dell’individuo, mi sembra perlomeno condivisibile…
Comunque, per mia fortuna durante il percorso universitario e del tirocinio ho conosciuto delle “persone” che mi hanno fatto conoscere una professione che avrei desiderato fare, facendomi intravedere un’utilità
per me stessa e una potenziale capacità di essere utile agli altri e quindi mi ritengo fortunata…un po’ di amaro in bocca lo provo per chi invece sul suo cammino ha magari incontrato solo individui di questo
genere…
A questi sfortunati vorrei dire, però, che persone valide ce ne sono…e molte: basta cercarle, saperle riconoscere e saper accettare il loro aiuto nel cercare la propria strada.
Rimanendo a disposizione per tutte le informazioni relative alla preparazione dell’Esame di Stato, vi mando i miei più cari saluti.
Francesca